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CigaretteKhamenei

Si fanno chiamare giuristi, gli uomini del regime. Dovrebbero quindi interpretare la legge coranica. Ora, in quale passaggio del Corano è considerato lecito uccidere a sangue freddo giovani innocenti?

Si fanno chiamare protettori della legge, ma quale sincero protettore della legge ordinerebbe il massacro di migliaia dei propri concittadini sotto i colpi delle mitragliatrici? Quale giudice servitore del diritto ordinerebbe processi lampo per far marcire in carcere manifestanti che hanno provato a combattere un sistema corrotto e ingiusto, per poi farli torturare e impiccare con l’infamante accusa di essere nemici di Dio?

Si fanno chiamare religiosi, ma quale uomo di Dio ordinerebbe un bagno di sangue violando così il precetto dello stesso Allah, che dice esplicitamente nel Corano che chi uccide un uomo innocente uccide tutta l’umanità?

Quale uomo di Dio si sporca con il sangue dei propri figli e fratelli e genitori, che protestano nelle strade sperando in un futuro migliore per il proprio Paese?

Infine, quale uomo di Dio può giustificare i propri misfatti davanti al cielo e davanti ai suoi concittadini nascondendosi dietro la definizione di nemico di Dio? Quando questo nemico di Dio è un commerciante che non ce la fa più a sostenere il costo della vita sempre più astronomico. Quando questo nemico di Dio è un padre di famiglia che non riesce più a dar da mangiare ai propri figli e deve pagare a rate, indebitandosi anche solo per un pezzo di pane. Quando questo nemico di Dio è una madre che ha visto i propri figli trucidati in strada ed è colma di odio e disprezzo per i responsabili alla guida della nazione.

Coloro che stanno tingendo di rosso le strade dell’intero Iran con il sangue innocente di migliaia di persone non sono né giuristi né religiosi, tantomeno uomini di Dio. Altro non sono che macellai. Macellai che di fronte al declino, alla putrefazione e al collasso di un regime ormai sfiduciato dentro e fuori il Paese, non possono fare altro che difenderlo con le canne di un fucile, con la corda di un patibolo o con le catene di una cella (quando va bene).

Sembrerà retorico, forse anche banale, ma la mia coscienza non può sopportare di rimanere in silenzio mentre una simile carneficina di persone della mia stessa età sta avvenendo a pochi chilometri da casa nostra. Non è certo la prima volta. Negli ultimi sei anni, già tre volte si sono consumati massacri simili: nel 2019, quando in pochi giorni il regime uccise 1500 persone, e poi nel 2022, con la famosa rivolta seguita alla morte di Mahsa Amini. E adesso, nuovamente, ci troviamo di fronte all’ennesima strage.

Di fronte a tutto ciò, occorre però non lasciarsi suggestionare dalle dichiarazioni di Trump su un possibile intervento “a favore dei manifestanti”. Se mai davvero venisse eseguito, non solo avrebbe come scopo principale lo sfruttamento delle risorse naturali iraniane come petrolio, gas e minerali – oltre che ovvi vantaggi strategici, essendo l’Iran un crocevia fra Medioriente e Asia – ma potrebbe addirittura indebolire la rivolta in corso. Rafforzando il regime, che avrebbe la possibilità di ammantarsi del ruolo di protettore della sovranità dell’Iran davanti all’aggressione “imperialista” degli americani. Non ripetiamo gli errori del passato, come in Libia, dove il nostro intervento distrusse la furia di un tiranno, aprendo però le porte a una guerra civile ancora più sanguinosa.

La dura verità è che gli iraniani devono liberarsi da soli. Senza le nostre bombe, ma con il nostro sostegno economico e morale.

In queste terribili ore l’unica cosa che possiamo fare è rivolgere le nostre preghiere a questi eroi, che al prezzo della vita stanno affrontando il fuoco delle pallottole per realizzare il sogno di un Paese migliore. Preghiamo che riescano a farcela. E se non dovessero riuscire, promettiamo a noi stessi di far pagare al regime un prezzo ancora più alto di quello finora pagato.

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