L'oracolo e l'offesa
“Le parole dell'oracolo suonano da monito, una profezia: Sparta brucerà, tutta la Grecia brucerà.
Il fuoco persiano ridurrà Atene in cenere, perché Atene è un cumulo di terra e legna. Restano soltanto un gruppo di ateniesi ed un pugno di navi di legno. Restano soltanto gli ateniesi ed un’onda di marea del sangue degli eroi spartani.
Fu il nemico a forgiare la nostra liberà con il fuoco della guerra, fu re Dario, 10 anni fa a tentare di prendersi la nostra terra. Fu 10 anni fa che questa guerra iniziò come tutte le guerre: da un'offesa.
I sogni di gloria si sono dissolti nel sangue di migliaia di morti, centinaia sono ateniesi; i sogni di gloria si sono dissolti per un esperimento ateniese, l'esperimento di una Grecia unità. Una cosa che gli ateniesi chiamano Democrazia.”
inizia così “300, l'alba di un impero”. In una scena che è destinata a dare, secondo l'umile interpretazione di chi vi scrive, una chiave di lettura attuale di ciò che avviene sul confine est-europeo: Regina Gorgo, moglie di Leonida, narra, nel suo discorso di guerra, ciò che avvenne tempo prima, da Maratona alle Termopili, attorniata dal suo esercito, di cui 1 solo reduce della battaglia tra le anguste montagne del nord est della penisola ellenica; come una saetta, la perversa mente narrante di queste parole, conia il traslucido attuale, in un tardo pomeriggio di fine 2025.
Dieci anni fa, nel 2014, l'offesa: la libertà del popolo ucraino iniziò ad essere forgiata dal fuoco della guerra del Donbass, quando i separatisti russi – ucraini – assaltarono i distaccamenti istituzionali di Kiev nella regione che balzò da allora alle cronache mondiali, sino ad oggi: Vladimir il russo come Serse il persiano? Proviamo a fare ordine.
Dall'offesa del 2014, il conflitto russo-ucraino venne covato nel ventre di una valle di lacrime e sangue di una remota regione europea che, per noi italiani, rievoca un ulteriore momento storico disastroso per l'umanità intera: la spedizione italiana, l'ARMIR, nel secondo conflitto mondiale diede prova di quanto il cuore possa varcare gli ostacoli della ragion di Stato, mantenendo le posizioni sulla riva ovest del Don, alla strenua forza umana che, in primis, fronteggiò la completa inadeguatezza degli armamenti (nel senso ampio del termine) dati dal regime di Palazzo Venezia, in dotazione a ragazzi poco più che maggiorenni, lanciati verso un obiettivo che ad oggi è fonte di energia per la penisola tricolore: i giacimenti energetici del in riva al Mar Caspio: in Azerbaijan. Oggi, un collegamento puro e dritto, porta il gas da lì fino alla costa barese: il TAP.
Ma torniamo agli ideali ellenico ateniesi ed “al lupo che bussa alla nostra porta”.
Per 8 anni, il conflitto ucraino si è configurato come lotta fratricida, sostenuta da Mosca e da Washington, sottotraccia e senza intervento diretto: nel febbraio del 2022 tutto cambia: come nel momento in cui l'armata persiana varca il Bosforo sul primo grande ponte di barche nella storia, l'esercito russo, varca il confine ucraino, offendendo la libertà del popolo ucraino nel volersi affrancare al mondo occidentale: dal 2004 al 2022, più volte tra tornate elettorali e manifestazioni di piazza, il popolo ucraino espresse chiaramente la volontà di Europa e non di tornare sotto il giogo del rinnovato ufficio di Segreteria politica comunista, che di quegli ideali ha ben poco: l'oligarchia russa ed il senso imperialista della sua millenaria civiltà, vide, dal canto suo, il progressivo distaccarsi del “figlioccio” ucraino, come un'offesa: Vladimir Putin, dopo pochi giorni, dichiarò: ”l’Ucraina è russa”.
Artemisia & Marija
Nell'opera cinematografica in oggetto e contenuto del traslucido storico, Artemisia, greca di parto, viene presentata con un espediente narrativo: greca, solo di parto, cresciuta ed addestrata dai generali di Re Dario di Persia ma la sua furia mitologica non è poi così tanto, solo, un racconto da libri di poesie di guerra: in realtà la Regina di Caria, faceva della navigazione e della guerra un vero e proprio argomento della vira di corte. Polieno riporta infatti che la regina era solita cambiare repentinamente le insegne e i colori della sua trireme, fingendosi una nave greca o persiana a seconda delle imbarcazioni incrociate quando navigava in acque internazionali, per ingannare così gli equipaggi delle altre navi ed allontanarsi indisturbata o attaccare di sorpresa a seconda delle circostanze.
In 300, una straordinaria Eva Green mette a ferro e fuoco le navi ateniesi, scatenando un vasto incendio marittimo, alimentato dalla prima petroliera dell'intera umanità: il petrolio, l'oro nero, come oggetto di potere, porta il rapporto di potere tra la marina militare persiana e greca, a favore dei primi letteralmente bruciando le navi greche; un incendio che di lì a poco, Serse riproporrà all'ombra del Partenone.
Marija Zacharova, l'Artemisia alla Vodka, portavoce del Cremlino, come la marinaia persiana del suo Imperatore, dichiarò alla stampa mondiale: “se la Germania si riarma, Berlino Brucerà”.
Dal punto di vista cronografico siamo nel momento in cui il governo tedesco annuncia e muove le prime pedine istituzionali per il riarmo tedesco: il mastodontico piano da 1000 miliardi, per il quale il governo Sholtz varò una riforma costituzionale in zona cesarini, viene annunciato ed attuato dal neo eletto Friederich Merz, il quale, senza alcuna remora, segnala che le casse d'oltralpe non subiranno scossoni dal “prelievo” volto a far fronte alla minaccia d'invasione russa; la mitte laghe si prepara alla luce del sole, a differenza di un predecessore subdolo, rivelatosi poi meschino, che preparò l'esercito del Reich creando un enorme debito all'erario risanabile solo con la vittoria finale.
La portavoce del Cremlino segnala a sua volta l'insolenza tedesca come “un pugno di triremi” che muove guerra all'esercito del più grande impero che l'umanità abbia visto.
È necessario fornire una chiave di lettura tecnica che esime dall'imprinting narrativo di queste pagine: ogni potenza -imperiale o imperialista che sia- è autoreferenziale in tutto, ergo, nella fattispecie, la cresta tedesca è considerata dalla potenza russa come una vera e propria provocazione nei confronti del glorioso popolo russo che neanche un secolo prima ha già dato prova, proprio alla Germania, della sua potenza di fuoco; da sottolineare ulteriormente che gli imperi non osservano le forme di governo delle Nazioni a loro belligeranti ma si limitano – per modo di dire – ad far fronte alle dichiarazioni formali rivolte a loro stessi. La Germania (guidata da Adolf Hitler) ha dichiarato guerra alla Russia (guidata da Iosif Stalin), la Germania (guidata da Merz) si sta armando e sta fornendo armi all'Ucraina dichiaratamente in funzione anti-russa.
Le triremi ateniesi (sotto la guida di Temistocle) si armano, cercando di unire le polis greche contro il grande impero persiano, per giunta, tentando di dare vita ad una forma di governo in antitesi con l'autocrazia propria delle dinastie alla guida della Persia: la Democrazia.
Le Termopili come la Prussia nord orientale
Come in ogni attrito, controversia e contrapposizione, c'è sempre un “corpo speciale” che varca il confine della belligeranza classica, sfonda le porte della razionalità dei numeri e butta il cuore oltre l'ostacolo: Leonida ed i prodi 300 affrontano l'orda persiana dove il numero non conta nulla. Il passo delle Termopili è il campo di battaglia orografico ideale per esaltare i pochi che si oppongono ai molti, disposti al martirio per un ideale: la libertà.
Oggi, nella contrapposizione del mondo occidentale alla (presunta) minaccia russa, esiste un luogo dove pochi si oppongono a molti attraverso un modus-operandi che afferisce ad una guerra che esce dal convenzional pensiero: nelle scienze politiche il concetto di guerra viene disquisito in varie accezioni delle quale, lo scontro armato, l'ultima ratio, ne è solo un punto d'elenco; l'alleanza militare atlantica volta a contrastare l'espansione del comunismo ad occidente ha mutato la sua traiettoria, aggiungendo nuovi tasselli ai modi con i quali fronteggiare l'espansione imperialista russa. Da segnalare che la contrapposizione ideologica è una rappresentazione che in chiave geopolitica di dominio di terra e mare decade a fronte della contrapposizione tra potenze volte all'espansione della loro zona d'influenza oltre i confini territoriali.
Oggi, in una lingua di terra a nord est della Prussia, la N.A.T.O. ha posto in essere il dipartimento della cyber sicurezza; per la precisione a Tallinn, capitale della Lituania: in realtà non esiste una singola "Base NATO di Tallinn", ma Tallinn ospita il NATO Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence (CCD COE), un centro di eccellenza per la cyber-difesa, mentre le principali basi militari NATO in Estonia sono la Base Aerea di Ämari (per l'Air Policing) e il contingente di terra dell'eFP a Tapa (Enhanced Forward Presence), rafforzando ulteriormente la presenza dell'Alleanza sul fianco orientale.
Qual è il fattore di minoranza ed il traslucido orografico con l'opera dalla quale si sta traendo ispirazione?
Ve ne sono molti ma tutti riassumibili secondo la declinazione del concetto di guerra: una guerra può essere d’offesa, di difesa, religiosa, etnica, sociale, economica ed informatica. Con le dovute cautele ma ponderatamente alla fondamentale importanza che la tecnologia informatica ricopre nella vita di oggi, dal quotidiano di ogni individuo ai massimi sistemi di gestione dello Stato, un attacco informatico produrrebbe conseguenze disastrose su gran parte degli ambiti oggetto di singola e specifica belligeranza, nonché abbatterebbe la facile definizione di aggressore ed aggredito: nel ping-pong della rete è molto più difficiline individuare l'origine di un hakeraggio rispetto all'origine di un qualunque missile e/o drone; si evince, quindi, che la cyber sicurezza è quel collo di bottiglia sovrapponibile alle Termopili, dove un piccolo gruppo di bravi informatici può tenere testa ad un esercito di programmatori: è la preparazione accademica a determinare il successo della difesa a prescindere dal numero di “addetti ai lavori”. “Spartani, che lavoro fate???”....
Eroi confinati in un limbo di terra chiave della libertà, pochi che si oppongono a molti, affidano se stessi alla Signora in abito di seta bianco.
L'Ucraina come Atene
“Quando inizia è un sospiro, una promessa… la più leggera delle brezze… accarezza i suoi capelli come la mano delicata di un amante. Quella brezza, quella promessa ora si è fatta vento… un vento di sacrificio, un vento di libertà, un vento di giustizia, un vento di Vendetta”.
Così, la voce fuori campo di Gorgo, narra il mito della Signora in abito di seta bianco; siamo alla battaglia finale per la libertà della Grecia unita, quando tutte le polis mettono a disposizione la loro flotta per contrastare l'orda persiana in uno scontro di cui Temistocle riassume inequivocabilmente il finale: “Prendetevi la gloria” urla ai suoi soldati nei primi momenti dell'assalto. Una “magnifica vittoria” disse Re Leonida poco prima di perire sotto le frecce persiane. Oggi noi diciamo “Slava Ukraini!” inneggiando alla resistenza eroica del popolo ucraino, civile e militare, secondo la glorificazione dei caduti per la libertà del popolo, delle istituzioni e la difesa della Democrazia. Un lupo ha bussato alle porte dell'Europa, magro, famelico, rabbioso e ringhiante un diritto di prelazione sul nostro continente; è arrivato da est, come l'esercito del più potente impero che la storia abbia mai visto ha attaccato la penisola greca; provocato? Offeso? Chi è senza peccato scagli la prima pietra ma essa non potrà mai essere presa dalla terra del vecchio continente che, se pur anch'esso peccatore, ha fatto ammenda e si è costituito unione pacifica, democratica, condividendo decisioni e destini dei suoi popoli, anch'essi uniti dall'ambizione di un mondo diverso, nuovo, di cui le differenze culturali diventano slancio di crescita individuale e collettiva; da individuo ad individuo, gli europei affidano di giorno in giorno il loro destino a sua Signora Libertà, che il lupo venga da est o da ovest, come in un remake storico culturale che tutti i popoli europei portando nel DNA, di quella Grecia, di quel Re e di quel Generale…di un orgoglio, di un sogno, della nostra realtà.
Questo è l'ultimo articolo del 2025 e come da copione streacciato, non è tecnico, non è razionale, non è oggettivo. È fatto di cuore e passione, senza riletture e correzioni...come una narrazione a voce, come se vi parlassi a tu-per-tu. Gli errori sintattici e formali palesi, discontinuo e poco scorrevole ma, per capire la sintesi di poliratio, c’è bisogno di una cosa sola: la sua antitesi.

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