0 – il principìo umanitario
La Global Sumud Flotilla (lett."Flottiglia del Ṣumūd globale"; in arabo أسطول الصمود العالمي?, Usṭūl aṣ-Ṣumūd al-ʿĀlamī), o GSF, è un'iniziativa umanitaria internazionale portata avanti, nella seconda metà del 2025, da alcuni settori della società civile, con l'obiettivo di rompere il blocco israeliano della Striscia di Gaza, rifornire di viveri e medicinali la popolazione palestinese affetta dalla carestia come conseguenza dei combattimenti nella Striscia e stabilire un corridoio umanitario.
La parola araba sumūd, usata nel nome dell'iniziativa, è un termine che, anche attraverso l'utilizzo della pianta dell'ulivo come simbolo principale, richiama al radicamento nel proprio luogo di origine, resistendo con perseveranza e in ogni forma a tentativi di esserne allontanato.
Sebbene lo Stato di Israele avesse ratificato le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 nel 1951 (con solo l'ultimo dei tre protocolli successivi) e l'Articolo 59 della Quarta Convenzione di Ginevra preveda espressamente l'obbligo di consentire azioni di soccorso umanitario verso le popolazioni occupate, dal 2008 in poi le autorità israeliane avevano impedito quasi tutti i tentativi di portare tali aiuti via mare.
La prima flotta che ha tentato di rompere l'assedio israeliano della Striscia di Gaza è stata lanciata dal Free Gaza Movement nel 2008. Da allora e fino al 2016, solo cinque delle 31 imbarcazioni coinvolte in vari tentativi sono effettivamente riuscite a raggiungere le coste della Striscia di Gaza.
Nel 2010, la prima Gaza Freedom Flotilla, composta da sei imbarcazioni e da attivisti di diverse nazionalità (ma soprattutto turchi), fu fermata in acque internazionali da un'operazione militare israeliana, che provocò nove morti e decine di feriti. Tentativi successivi di inviare flottiglie nel 2011, 2015, 2018, nonché quelle organizzate nei mesi di giugno e luglio 2025, sono stati tutti intercettati, assaltati o attaccati dalle stesse forze.
Il 25 settembre 2025, mentre la GSF era ancora lontana dalle coste di Gaza, dal Porto di Catania è partita una seconda flottiglia con scopi analoghi, organizzata da Freedom Flotilla Coalition, congiunta con la Thousand Madleens to Gaza; un'altra nave, la Conscience, è partita dal porto di Otranto il 30 settembre, mentre un'ulteriore spedizione è partita dalla Turchia il 2 ottobre.
All'inasprirsi del Conflitto israelo-palestinese, a seguito dell'Attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023, il Movimento pacifista si mobilitò per promuovere iniziative diplomatiche che possano scongiurare la deriva bellica: dopo due anni di eventi sanguinosi avvenuti nella Striscia di Gaza, lo strumento individuato per intervenire nella zona è quello della interposizione fisica tra le parti in conflitto, con il tentativo di interrompere il Blocco navale che l'esercito israeliano opera da diversi anni.
Per quanto riguarda la legittimità del blocco navale imposto da Israele, bisogna far riferimento all'Articolo 93 e seguenti del “Manuale di Sanremo”, dal quale si evince che tale misura restrittiva è un atto legittimo ma deve consentire il passaggio di aiuti umanitari se la popolazione che lo subisce non è adeguatamente fornita di mezzi di sussistenza.
Al seguito di persone famose e conosciute a livello politico e religioso, la cui copertura massmediatica internazionale avrebbe garantito la salvaguardia delle vite umane dei partecipanti, alcuni movimenti pacifisti proposero di organizzare carovane di barche composte da centinaia di persone disarmate, con l'intento di raggiungere pacificamente i luoghi di conflitto e consegnare aiuti alimentari e medicinali: le azioni sarebbero dovute risultare neutrali rispetto alle parti in conflitto, puntando sulla necessità di una mediazione che porti a superare le ostilità.
Ufficialmente e mediaticamente nata nel luglio 2025, l'iniziativa Global Sumud Flotilla, si è strutturata sia dal punto di vista operativo che di apparato facendo leva, come accennato alla potenza della comunicazione massmediatica globale la quale a sua volta, a trovato consenso e fornito nuova linfa alla missione di fronte alle gravi e reiterate violazioni dei diritti umani compiute da Israele, riassunte con una sola parola: genocidio. Di massa, indiscriminato e ben oltre il confine dell'umana accettazione di una controversia internazionale Il Governo israeliano non ha fatto altro che dare energia a tutto il meccanismo umanitario globale, concretizzatosi nella missione mediterranea. Va ripreso e sottolineato il concetto di “controversia internazionale” poiché tale non è stato – il conflitto israelo/palestinese - : per controversia internazionale si presuppone l'esistenza di due eserciti regolari e di due Stati sovrani rispetto ad un territorio (riconosciuti) e strutturati a tutti i livelli giuridico/amministrativi: nel conflitto oggetto di analisi c'è solo un esercito, quello israeliano, che ha massacrato e sterminato una popolazione civile.
Infine, l comitato direttivo è così composto: Thiago Ávila, Yasemine Acar, Kleonikī Alexopoulou, Melanie Schweizer, Karen Moynihan, Maria Elena Delia, Saif Abukeshek, Muhammad Nadir al-Nuri, Marouan Ben Guettaia, Wael Nawar, Hayfa Mansouri, Torkia Chaibi. I portavoce del movimento erano Ávila, Abukeshek e Jeweher Chenna. Inizialmente, anche Greta Thunberg faceva parte del comitato direttivo della GSF, tuttavia, il 14 settembre 2025 è stato reso noto che l'attivista non avrebbe fatto più parte del direttivo – secondo diverse ricostruzioni, a causa di divergenze sulla strategia di comunicazione della mission Thunberg ha comunque partecipato alla spedizione, trasferendosi dalla nave Family Boat alla Alma.
Fra le figure a bordo delle imbarcazioni, erano compresi anche cinque politici italiani: le eurodeputate Annalisa Corrado (PD) e Benedetta Scuderi (EV), il deputato Arturo Scotto (PD), il senatore Marco Croatti (M5S) e il consigliere regionale della Lombardia Paolo Romano (PD). Hanno inoltre partecipato alla spedizione l'attivista spagnola Ada Colau, ex sindaco di Barcellona, l'attivista sudafricano Nkosi Zwelivelile (nipote di Nelson Mandela), la politica portoghese Mariana Mortágua , l'attore irlandese Liam Cunningham e le eurodeputate Emma Fourreau (GUE/NGL, Francia) e Lynn Boylan (GUE/NGL, Irlanda).
1 – Venti e correnti, soldi e finanziamenti.
La domanda che in molti si sono posti è: chi c’è dietro questa iniziativa? Chi la finanzia? Chi sono i promotori?
Andando sul sito della Global Sumud Flotilla, si legge: “Siamo una coalizione internazionale indipendente, non affiliata ad alcun governo o partito politico”.
Non ci sono legami con Paesi o con associazioni in particolare, ancor più non sembra ci siano legami con fondi specifici o grossi donatori e, proprio per questo, l’iniziativa si regge su piccoli finanziamenti volontari.
Sempre in riferimento al sito web ufficiale, si legge: “Abbiamo bisogno del vostro sostegno per rendere tutto questo possibile (poiché questa azione è molto costosa in termini di logistica e struttura)”, d’altronde tenere in mare e affrontare un viaggio simile con una cinquantina di imbarcazioni non è agevole.
La cifra in merito all'ultimo gettito di piccoli “contributi” è di 3.209.212 euro, una somma raggiunta attraverso le donazioni di migliaia di attivisti e sostenitori, soprattutto della causa palestinese, da tutto il mondo: si va da donazioni di 5 euro a importi più alti, tipo 1.000 euro, in alcuni casi con tanto di nome e cognome di chi ha dato soldi, in altri sotto forma anonima; va sottolineato che, sulla base dell'eco mediatico, non deve sorprendere il numero elevatissimo di donatori.
L'oggettività che s'impone nell'analisi di politiche, relazioni ed eventi internazionali, deve avere il suo spazio e, da siti web filo israeliani si evincono informazioni e teorie sul finanziamento a GSF tutt'altro che rosee, al contrario di quelle appena narrate: in particolare spicca il nome di Saif Abukeshek, un personaggio tra i più controversi secondo Israele, i cui canali d'informazione definiscono – senza prove – membro di Hamas. Tel Aviv ha bollato la Flotilla come una provocazione e un’azione “al servizio di Hamas”: secondo gli israeliani più o meno direttamente ci sono i miliziani dietro l’iniziativa. Significativa la versione dell’associazione Setteottobre, vicina alla comunità ebraica italiana, che in un articolo sul suo sito spiega: “Secondo il rapporto Unmasking Extremism del governo israeliano, tra i promotori compaiono sigle come Fossil Free Palestine – formalmente impegnata sul fronte ambientale, ma accusata di diffondere anche propaganda di matrice estremista – e associazioni come Justice for All e Palestine Solidarity Forum, affiancate da gruppi universitari e culturali che in Europa e Nord America hanno dato vita a cortei, flash mob e manifestazioni”.
In ulteriore aggiunta: “Non esistono cifre ufficiali, ma il documento parla di “milioni di dollari/euro” convogliati verso ONG di facciata attraverso donatori internazionali e fondi provenienti da Paesi del Golfo. Il nodo, denuncia Gerusalemme, sta nei collegamenti con le organizzazioni terroristiche: Hamas, la Jihad Islamica, i Fratelli Musulmani.
Collegamenti e relazioni vaghe, va detto, così come altre ricostruzioni apparse su alcuni organi di stampa di destra per smontare l’iniziativa.
Se la genuinità presentata sul sito di Global Sumud Flottiglia è palese, ivi comprese le fonti delle donazioni, è nella zona grigia denunciata dalle associazioni filo governative israeliane che stimola la curiosità giornalistica sita in ogni persona, più o meno repressa dagli impegni di vita; se non altro, capire come si sta aprendo a ventaglio l'iniziativa della macchina del fango mediatico delle destre populiste è utile a prevenirne rigurgiti di odio anti democratico.
Dal sito Setteottobre (associazione vicina alla comunità ebraica italiana) si evince che dietro le vele bianche della cosiddetta Global Sumud Flotilla, sembrerebbe, non ci siano (solo) aiuti umanitari né autentiche missioni di pace. C’è, piuttosto, un’operazione di propaganda che intreccia reti ideologiche, finanziamenti oscuri e obiettivi politici in linea con Hamas e con l’universo dell’estremismo islamista.
Greta Thunberg è stata scelta come volto verde e pulito dell’iniziativa: una facciata rassicurante per nascondere legami scomodi. Ma la realtà è che la Flotilla, partita a fine agosto da Malaysia, Italia, Spagna e Tunisia, si regge su organizzazioni e movimenti che hanno ben poco a che vedere con l’umanitarismo.
Secondo il rapporto Unmasking Extremism del governo israeliano, tra i promotori compaiono sigle come Fossil Free Palestine – formalmente impegnata sul fronte ambientale, ma accusata di diffondere anche propaganda di matrice estremista – e associazioni come Justice for All e Palestine Solidarity Forum, affiancate da gruppi universitari e culturali che in Europa e Nord America hanno dato vita a cortei, flash mob e manifestazioni.
La data simbolo è il 10 agosto 2025, giorno d’avvio delle mobilitazioni di massa del March to Gaza. Da allora, decine di eventi hanno riempito piazze e campus in vari continenti, per un totale di centinaia di iniziative. Non esistono cifre ufficiali, ma il documento parla di “milioni di dollari/euro” convogliati verso ONG di facciata attraverso donatori internazionali e fondi provenienti da Paesi del Golfo.
Il nodo, denuncia Gerusalemme, sta nei collegamenti con le organizzazioni terroristiche: Hamas, la Jihad Islamica, i Fratelli Musulmani. Non semplici affinità ideologiche, ma veri e propri canali di sostegno finanziario e relazionale. Alcune ONG fungerebbero da copertura per operazioni di reclutamento politico, produzione di materiale propagandistico destinato anche a scuole e università, fino alla diffusione di messaggi di odio e delegittimazione dello Stato di Israele.
La strategia è sofisticata: propaganda sincronizzata, conferenze stampa, campagne social coordinate, eventi collaterali a festival culturali, sempre con lo stesso obiettivo: dare legittimazione alla narrativa dell’“oppressione israeliana” e offuscare la natura terroristica di Hamas. Sul piano organizzativo, la rete utilizza intermediari finanziari e ONG “ponte” che rendono difficile risalire ai veri mandanti.
Nel frattempo, la Flotilla è ferma a metà. Alcune imbarcazioni restano bloccate nei porti per “verifiche di sicurezza”, altre hanno tentato di prendere il largo senza rispettare la scadenza annunciata di metà settembre. Israele, impegnato nella battaglia di Gaza City, si trova di fronte a un dilemma: far rispettare il blocco navale e fermare le navi – con conseguente arresto degli equipaggi – o cercare un compromesso diplomatico, reso complesso dalla presenza di parlamentari e attivisti occidentali a bordo.
Ma la sostanza non cambia: la Global Sumud Flotilla non è la carovana della pace che promette di essere. È un palcoscenico per rafforzare la propaganda anti-israeliana e un ingranaggio di reti che parlano il linguaggio dell’odio, non quello della solidarietà.
2 – Jihad & radical chic
Jihad, letteralmente: grande sacrificio.
Questa parola, di storica millenaria origine eroica, è da sempre stato il grido di chi ci crede, di chi non guarda in faccia a nessuno e di chi non molla mai; neppure di fronte ad un esercito armato fino ai denti, da qualche piccola imbarcazione, in acque internazionali.
Dai secoli che furono la nobile arte del sacrificio volto a quel che in politica si chiama senso di altruismo, trova nei partecipanti a GSF una nuova sfumatura: se da sempre, il grande sacrificio è stato perpetrato attraverso l'utilizzo di svariate armi, i flottiliani lo hanno attuato con metodo pacifico, inducendo il grande esercito di Israele, unica potenza nucleare dell'area mediorientale, a violare un trattato internazionale – la quarta Convenzione di Ginevra – la quale prevede all'articolo 59, come scritto, l'imposizione di un “sentiero umanitario” ad uso e consumo di tutte le associazioni enti ed organizzazioni internazionali che vogliano fornire un sostegno alle popolazioni civili colpite dal conflitto; beh, i fatti parlano chiaro: intercettare le imbarcazioni in acque internazionali, impedirne il proseguimento e, soprattutto abbordarle, è una palese violazione delle più consolidate convenzioni relative alle relazioni tra soggetti in luoghi non disciplinati attraverso leggi di uno Stato sovrano. Rimane la zona grigia dell'abbordaggio: nel momento in cui si sale su una barca, si decide di osservare la legge dello Stato di cui quella barca batte bandiera, ergo, i soldati israeliani, sono entrati deliberatamente in territorio italiano traendo in arresto persone secondo una legge – Il blocco navale – che non riguarda l'Italia ed essendo in acque internazionali, abbordaggio ed arresto sono stati compiuti al di fuori dei limiti della giurisdizione israeliana.
La domanda è: è stata davvero una Jihad?
Chi scrive è colui che, in licenza narrativa, ha accostato il termine ai volontari di Global Sumud Flottiglia consapevole di un azzardo letterario che deriva dalle innumerevoli narrazioni proposte su altrettanti canali di comunicazione mediatica: le ragazze ed i ragazzi che si sono imbarcati non sono eroi, ne hanno compiuto atti di grande sacrificio, tantomeno, di converso, non hanno fatto esattamente una gita in barca a spese del “papy” o del “daddy” che dir si voglia.
Certo è da dire che chi decide di abbandonare per più di un mese il proprio mondo ivi comprese le forme di sostentamento che gli permettono di vivere, deve avere una certa capacità economica che, nel mondo della sinistra politica, è afferitile al termine “radical chic”; beh ma allora, il quesito maligno è: la regia di tutta l'operazione sarà forse ad opera dell'alta borghesia che, in qualche modo, vuole corrodere e ledere un potere nazionale (inteso come quello della Nazione di origine) per farlo proprio?
Domande lecite per chi si pone al di fuori dell'emotività e cerca di tracciare una lettura oggettiva, al di la del segno politico di appartenenza; ma è proprio qui la discriminante: l'ideale politico leva del gesto concreto, a prescindere dal fatto che chi lo compia sia “figlio di papà” o meno.
A fronte di oltre 60000 morti civili, flotta di mare e flotta di terra si sono unite sotto l'impulso di quell'ideale di uguaglianza tra gli esseri umani – a prescindere da tutto -, di fraternanza, di sensibilità per l'esistenza altrui oltre le differenze culturali ed il diritto di tutti gli esseri viventi di riconoscersi come popolo, stanziarsi su un territorio comunemente riconosciuto come terra natia e darsi delle regole di convivenza civile. In altre parole: attuare il Principio di autodeterminazione dei popoli.
Infine, l'equipaggio di terra: milioni di giovani hanno manifestato, anch'essi tralasciando i proprio impegni ed i mezzi del proprio sostentamento per porsi in prima linea in un'altrettanta vera missione di pace, volta a far sentire, a governi sordi e ad interessi di parte, la vera voce del popolo esternando così la sua volontà, nella speranza che essa fosse ascoltata dalle stanze dei bottini di tutta Europa e non solo: pace e Palestina libera; libera dal giogo di un'oligarchia violenta e da interessi economici perpetrati sulla pelle degli esseri umani. Attraverso il riconoscimento dello Stato di Palestina, ivi comprese tutte le sue istituzioni, non si sarebbe potuto raggiungere l'obiettivo del restyling immobiliare con il dialogo e la cooperazione internazionale?
Esattamente nello stesso giorno della firma del “Piano di Pace”, si è assistito all'oscenità di una seduta parlamentare israeliana nella quale l'autoreferenzialità è la più spiccata mancanza di rispetto per 60000 civili morti, di cui 20000 bambini; preludio di una richiesta abominevole da parte di Donald Trump: la grazia per Benjamin Netanyahu: un modo come un altro per depauperare le organizzazioni internazionali nate da altrettanti massacri e disumanità compiute da uomini contro altri uomini.
Il progetto Global Sumud Flottiglia non può fermarsi e deve estendersi via mare e via terra, ovunque ce ne sia bisogno: gli equipaggi troveranno una rotta per raggiungere chiunque sia in difficoltà secondo quel pacifico principio umanitario di eguaglianza tra gli esseri umani, precursore e condizione sine qua non dell'esistenza pacifica e dignitosa di ogni individuo, popolo, Stato, Nazione ed Organizzazione internazionale.
Saremo – NOI - estremi nel combattere una guerra senza le armi: il nostro metodo pacifico ed umanitario sarà distruttivo per chi perpetra massacri, attua interessi di parte e dichiara guerra a tutte le organizzazioni estremiste mondiali.

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