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israele palestinaIn 2 anni: dal massacro del 7 ottobre alla tragedia umanitaria di Gaza, si è vissuto “una film reale” che ha coinvolto (tardi), anche emotivamente l’opinione pubblica, la società civile, la politica e le istituzioni.

Con un minimo di distacco emotivo proviamo a non smarrire dubbi, domande, ambiguità una realtà spesso semplificata nella sua complessità.

Provo qui a mettere in fila alcune “parole chiave”.

Israeliani e Palestinesi

Israele e tutti gli israeliani (ed ebrei) non sono assimilabili con il Governo Netanyahu, così come Palestina e tutti i palestinesi non sono assimilabili (solo) con Hamas.

Meglio tardi che mai

Dal 7 ottobre 2023: ci sono voluti 2 anni, più di 60 mila morti e l’attuale pulizia etnica a Gaza, per far affermare alla Meloni che “si è superato il limite”, per porsi il dilemma sul riconoscimento o meno della Palestina, per iniziare (forse), a pensare a (qualche) sanzione, per passare dall’indifferenza al mobilitare coscienze e piazze. Nel frattempo, ci stiamo dimenticando del 7 ottobre e degli ostaggi israeliani

Riconoscere…non riconoscere?

Si riconoscere la Palestina!... come un fatto simbolico e politico importante e indispensabile che fermi il disegno di un “solo stato” promesso da Netanyahu prima che concluda “il lavoro”

Non riconoscere la Palestina!... perché appunto è simbolico, non serve ed è un regalo da Hamas

Riconoscere se…. (Il Meloni pensiero) …solo quando non ci sarà più Hamas e saranno liberati gli ostaggi…peccato che nel frattempo non ci sarà più la Palestina né i palestinesi e neppure gli ostaggi vivi.

Lo stesso Abu Mazen ha riconfermato il riconoscimento dello Stato di Israele e l’impegno affinché gli ostaggi siano liberati ed Hamas non abbia più in futuro alcun ruolo.

Come, non sentire anche nel nostro parlamento, la mancanza dei tanti vituperati statisti (quelli sì) della Prima Repubblica? I Craxi, I Berlinguer e lo stesso Andreotti

Flotilla 1...e se avesse ragione Greta?

In queste settimane, si parla sempre di più si scrive della importante condivisibile e coraggiosa azione della Flotilla e sempre meno della vita a Gaza e dello sterminio della fuga disperata del popolo palestinese.

D’altronde l’informazione e i media hanno i loro spazi e stanno sull’attualità della notizia.

Non è che forse aveva ragione Greta Tumberg, quando si è dimessa dal Direttivo della Flotilla, perché si parlava troppo di loro e sempre meno della Palestina?

Flotilla 2...dimenticanze e dilemma

Nel leggere il documento “politico” della iniziativa di Flotilla, non viene spesa, una parola su Hamas, sul 7 ottobre e sugli ostaggi da liberare.

E adesso? Continuare la navigazione, “sfidando” il blocco navale israeliano, nelle contestate acque, rischiando vite umane e mettendo in secondo ordine il principale obiettivo che era quello di portare cibo e assistenza a Gaza. Oppure, accettare la mediazione auspicata dalla Chiesa e dallo stesso Presidente Mattarella e purtroppo strumentalizzata dal Governo Meloni?

Genocidio sì, genocidio no

Su questo termine, da mesi si stanno consumando ore e ore di talk show televisivi e centinaia di pagine e di interviste sui giornali.

Il paradosso è che tutti convengono con termini diversi, che siamo in presenza di uno sterminio e di una pulizia etnica, tale da fare scomparire un popolo. Ma nei salotti e nelle piazze, ci si divide su termine Genocidio…non sarebbe il caso di rimandare a “dopo” il dilemma andando oltre la divisione nei termini ed essere uniti nella sostanza?

Bandiere, scioperi e piazze

Nella stagione delle polarità contrapposte, anziché fare uno sforzo di lettura della complessità e fare tentativi di sintesi e di mediazione si è ancora una volta scelto, sull’onda anche emotiva di schierarsi per qualcuno. Pro Pal e Pro Israele

Così è avvenuto con gli scioperi: Cgil da una parte e Usb dall’altra, così è avvenuto nelle piazze Pro Pal e Pro Israele, ignorando nei cartelli e negli slogan, anche qualche piccola reciproca ragione dell’altro “schieramento”.

Siamo tutti per 2 stati e 2 popoli! ma in piazza ci si va divisi …come se ne esistesse solo uno…il proprio…quello da sostenere.

Le Bandiere sono un simbolo aggregante o divisivo. Ancora una volta è prevalso la gara del “metterci cappello” per essere visibili,” piuttosto che curare l’allargamento di un consenso sempre più trasversale. Magari con una sola bandiera: quella della pace o quella bianca di Papa Leone.

Due pesi - due misure

Continuo a pensare, che è stato ed è giusto sostenere l’Ucraina per la sua indipendenza e democrazia e per la sua resistenza all’invasione russa.

Proprio per questo è colpevolmente inspiegabile che l’Europa continui a usare due pesi e due misure. Una voce unica e sanzioni e sostegno all’Ucraina e voci diverse con mancanza di sanzioni per il Governo Netanyahu.

E chi guida oggi mobilitazioni e piazza (giustamente) a favore del popolo palestinese non sono gli stessi assenti, tiepidi e disposti a concessioni sull’Ucraina?

Detto questo…

Scritto di ambiguità, limiti e domande da porsi, questo non cancella la convinzione, per fortuna diffusa:che va sostenuto il cessate il fuoco con la liberazione degli ostaggi -  che va fermato il massacro palestinese e vanno condannati dagli organismi internazionali come criminali di guerra Netanyahu e il suo Governo - che va  riconosciuta la Palestina e sostenuta per una prospettiva di un diverso governo senza Hamas - che va sostenuta l’azione di Flotilla augurando che raggiunga almeno in parte i propri obiettivi.

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