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Volevo ringraziare il Partito Democratico per le iniziative di formazione tenutesi a Frascati questa primavera e alla Festa nazionale. Sono state un’occasione importante per un’alleanza generazionale che, secondo me, è sempre più urgente.

I fatti di cronaca ci consegnano situazioni tragiche e allarmanti che, come partito politico, non possiamo sottovalutare e di cui dobbiamo dare una lettura. Gli episodi di suicidio di giovanissimi spesso legati all’ambiente scolastico o a forme di discriminazione e bullismo, la crescente pressione a conformarsi a degli standard di una società sempre più prestazionalista e selettiva in cui chi non raggiunge gli obiettivi che gli vengono imposti si sente sempre più inadeguato ed escluso.

Chi può se ne va, magari anche all’estero, cercando e molte volte trovando condizioni di vita, di riconoscimento economico e di abitabilità – anche sociale – migliori. Chi resta, perché non ha gli strumenti culturali ed economici, se ne va in un altro modo, sviluppando forme di presa di distanza dalla società a volte anche violente. Spesso non rendendosi conto delle conseguenze delle proprie azioni.

Quelli che i media chiamano “maranza”, utilizzando una delle tante etichette che non aiuta a comprendere i fenomeni, sono ragazzi e ragazze che vivono nel nostro Paese senza sentirsene parte. Respinti e rassegnati all’idea che non esistano spazi per loro.

Ecco, come Partito Democratico dobbiamo avere l’ossessione di generare nuove forme di inclusione, di apertura e di ascolto. Dobbiamo dimostrare a questa generazione che la politica non è quella che gli è stata raccontata, ma è l’occasione di cambiare davvero un mondo che ha preso una direzione in cui loro non si riconoscono (credo giustamente).

Dobbiamo essere più consapevoli che questa è un’emergenza con cui ci stiamo giocando una intera generazione.

Quando l’OMS dice che il suicidio è la seconda causa di morte in Italia nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni, che è in aumento l’uso di sostanze e il ricorso alle comunità terapeutiche, che si abbassa l’età media dei detenuti nelle carceri e crescono gli episodi di abbandono scolastico o – come sarebbe più corretto dire – di espulsione scolastica, significa che siamo di fronte ad una situazione di portata storica a cui occorre rispondere con un impegno politico ed economico. Con investimenti sulla scuola, sul diritto all’abitare, sulla salute mentale, sul cambiamento dei modelli in cui riconoscersi.

Il contrario della ricetta di questa destra che colpevolizza, giudica, risponde con la repressione e la sanzione.

La nostra principale alleanza per queste elezioni regionali, per le amministrative e per le future elezioni politiche dovrà essere con chi vuole cambiare questo paradigma e farsi davvero carico di questo urlo disperato.

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