
Dopo la trionfante serata di inaugurazione, con un intero popolo (o quasi) che si appresta a tifare azzurro. Dopo le prime entusiasmanti medaglie azzurre in discesa libera.
E dopo che la scorsa settimana è passata anche da Monza la Fiaccola Olimpica, con i suoi tedofori famosi, il braciere sfavillante, le istituzioni gaudenti e il popolo brianzolo festante.
Bisogna proprio essere un Calimero, uno in cerca rogne, per cercare di “rovinare” almeno un po’ la grande festa!
I Giochi Olimpici più sostenibili della storia?
La candidatura dei Giochi Olimpici invernali a Milano-Cortina era stata presentata come l’edizione più sostenibile della storia: un’Olimpiade a impatto zero ambientale e in pareggio economico.
Le cose non stanno andando esattamente così, nel silenzio colpevole di media e istituzioni.
Un’Olimpiade senza la VIA
Più del 60% delle opere non hanno previsto le indispensabili Valutazioni di Impatto Ambientale. Anche per questo motivo, le associazioni ambientaliste hanno abbandonato il tavolo con gli organizzatori; un tavolo che aveva il compito di monitorare i lavori.
Neve artificiale, dighe artificiali e danni ambientali reali!
Da anni il cambiamento climatico ha determinato inverni miti, con un innevamento scarso e sempre più in alta quota. Da novembre a marzo, in tutte le località sciistiche si scia con neve artificiale per fare funzionare il grande business del turismo invernale.
L’Olimpiade non poteva che sposare questo modello energivoro? Sì!
Un esempio? A Livigno è nata a 2.600 metri una diga artificiale grande 30 mila metri quadrati. Un’opera che ha smembrato prati e pascoli verdi, rimodellando la sagoma naturale del Monte Sponda. Ha una capacità di 203 mila cubi di acqua (98 litri al secondo) per garantire il fabbisogno necessario alle piste olimpiche per le gare di snowboard e freestyle, previste nello Snow Park.
Secondo lo stesso Comitato organizzatore, nel corso delle Olimpiadi saranno usati 2,4 milioni di metri cubi di neve. Neve artificiale, prodotta grazie a un 1 milione di metri cubi d'acqua.
Non traggano in inganno le recenti nevicate, dopo un inverno senza neve, perché i cannoni continueranno comunque a sparare per consolidare le piste e allungarne il periodo di uso.
Rispetto per l’ambiente alpino? Più impianti, meno prati, boschi e paesaggi!
Sempre a Livigno, per fare posto alla nuova seggiovia Altavista e al gigantesco parcheggio sono scomparsi 20 mila metri quadrati di prati, sconvolgendo così il vecchio panorama. Il tutto alla modica cifra di 33,8 milioni di euro.
Il caso della Cabinovia delle Tofane
Le Tofane, per chi non le avesse mai viste, sono uno dei gioielli delle Dolomiti (patrimonio Unesco), un luogo incontaminato con boschi e paesaggi incredibili. Si è pensato bene, di costruire la grande Cabinovia Socrapes, che, partendo da Cortina, porterà alla cima delle Tofane. 10 piloni, 3 stazioni, 50 cabine, 2.400 persone da imbarcare all’ora.
Risultato? 35 milioni di euro per azzerare i prati di Mortisa, uno degli ultimi pascoli di Cortina che si affacciano sulla città.
L’opera è stata realizzata in una zona con una frana da anni in movimento e in presenza di un’altra cabinovia già funzionante: la Freccia del Cielo, impianto rinnovato in occasione dei Mondiali di sci del 2021 e costato 19 milioni di euro.
La nuova pista da bob: per pochi atleti, con tanti milioni e danni ambientali
Per mesi, si era dibattuto sull’opportunità o meno di creare una nuova e costosa pista da Bob – una bandiera di Zaia – oppure se fare le gare, più saggiamente, nella vicina Austria.
Alla fine si decise di costruire il “Cortina Sliding Centre”, che ospiterà le gare di slittino, skeleton e bob.
I numeri parlano chiaro: costo di 120 milioni di euro, 1,5 milioni l’anno per la manutenzione, 500 larici secolari abbattuti.
Le federazioni interessate a questi sport coinvolgono in tutto 70 atleti praticanti in Italia e 500 in tutta Europa.
Non si è voluto fare tesoro del precedente delle Olimpiadi di Torino del 2006, quando la pista da bob di Cesana (costata 118 milioni di euro) è stata poi smantellata, con ulteriori milioni di euro per le opere di demolizione e la bonifica del terreno.
Cortina: “un Villaggio Olimpico da smontare”
Il Villaggio Olimpico di Cortina prevede 377 casette prefabbricate. Sono costate 39 milioni di euro. Ospiteranno 1400 atleti per un totale di 28 notti: praticamente 970 euro a notte per ospite.
Un grande spreco! A maggior ragione perché il Villaggio sarà smantellato e non porterà alcun beneficio alla comunità locale. Sarebbe bastato, come richiesto dai sindaci locali, ristrutturare edifici esistenti da recuperare, con meno costi e possibilità di riutilizzo dopo l’evento.
Un’Olimpiade “diffusa” con una viabilità inesistente e località non raggiungibili
La grande novità di questa edizione italiana dei Giochi è stata quella di aver scelto un modello di “Olimpiadi diffuse” in più regioni e località. Bella idea.
Peccato che ciò avrebbe dovuto prevedere una viabilità e delle infrastrutture che potessero permettere agli ospiti italiani ed esteri di spostarsi nel giro di poche ore per assistere alle diverse discipline. Una cosa oggettivamente impossibile, anche perché in presenza di una realtà complessa come quella alpina.
Non c’è stata nessuna nuova connessione tra le diverse regioni e nemmeno all’interno di una singola regione.
In Lombardia su 29 opere solo 8 sono pronte
Quella della viabilità in Lombardia era la prova più difficile delle Olimpiadi diffuse, che aveva come obiettivo quello di ridurre l’impatto ecologico. In realtà, si sono moltiplicati cantieri, disagi e inquinamento con un grande spreco di soldi pubblici.
Solo in Lombardia, su 29 opere programmate per 1,4 miliardi di euro, solo 8 sono risultate pronte per l’inizio dei Giochi. Il 57% delle opere previste saranno portate a termine entro il 2033.
La stessa penosa situazione si riscontra rispetto all’insieme dei territori: delle 98 opere previste, solo il 50% è stato realizzato, mentre l’altro 50% è da terminare entro il 2033.
L’insostenibile viabilità e accessibilità per le Olimpiadi in Valtellina
Tirano (8mila abitanti) è lo snodo principale del progetto viario olimpico. Dista 200 chilometri da Milano e 300 da Cortina.
Chi vuol viaggiare in treno, il mezzo più ecologico, per raggiungere Bormio e Livigno, dovrà sorbirsi – tra treno e navetta – un “viaggetto” di più di quattro ore.
Treni a un solo binario e quindi a forte rischio di ritardi. Bus (120!) che dovranno fare la spola avanti e indietro attraversando il Passo del Fuscagno, il punto più critico del sistema viario valtellinese.
Chi, invece, volesse arrivarci in macchina, non potrà utilizzare l’annunciata e necessaria “bretella olimpica” di Tirano (lunga 6 km), perché i lavori sono stati interrotti a metà!
In compenso, è stata istituita una mega area per il parcheggio. Per la sua realizzazione si sono dovuti azzerare terreni agricoli e prati in fiore.
Se vogliamo sintetizzare una prima morale di tutto ciò: “Anche per queste Olimpiadi è chiaro che c’è l’intento di ‘urbanizzare la montagna’. Abbiamo ancora una volta assoggettato la montagna ai divertimenti e allo stile di vita delle città di pianura. Appunto Milano a Cortina, non Milano e Cortina!”
Olimpiadi 2026: quanto mi costate?
I Giochi invernali Milano-Cortina erano stati presentati come quelli più sostenibili della storia anche dal punto di vista economico. Pur in presenza di cifre che saranno definitive nel 2033, il budget iniziale era di 1,5 miliardi di euro. Obiettivo: un bilancio in pari.
La manifestazione sportiva a oggi è costata 5,7 miliardi di euro, di cui 4 miliardi e 200 milioni per la realizzazione di opere pubbliche, quasi tutte (il 75%) a carico dello Stato, e 1,7 miliardi per la gestione vera e propria delle Olimpiadi.
Tra entrate e uscite, la rivista Milano Finanza stima un deficit di 5 miliardi da ripianare. Altro che bilancio in pari.
Due riflessioni finali
Una economica: erano state annunciate come le Olimpiadi che si sarebbero pagate da sole. In realtà, a pagarle, come sempre, saranno ancora una volta i cittadini contribuenti.
L’altra riguarda l’impatto ambientale: a proposito ci vengono incontro le riflessioni di Alex Langer.
“Lo sviluppo è sostenibile solo in presenza di una grande conversione ecologica della società e degli stili di vita”.
La contrapposizione tra lo slogan olimpico del “più veloce, più alto, più forte” e l’invito rivolto alla società e alle persone ad assumere invece il motto del “più lento, più profondo, più dolce”.

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