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skateUna città è un insieme di "luoghi" ed è compito dell'amministrazione cittadina studiare le relazioni che i cittadini hanno con essi e le ripercussioni sull'economia e sulla socialità. Un piccolo esempio, salito alle cronache di questi giorni ("Il cittadino", 17 gennaio 2021), è lo skate-park di viale Elvezia.

Viale Elvezia, grazie alle due carreggiate che lo percorrono, oggi è poco meno di uno svincolo autostradale. 

Eppure su entrambi i lati vi scorre una pista ciclabile, ci sono abitazioni, negozi, attività produttive, alberghi, ristoranti, un centro polidiagnostico e pure un piccolo supermercato biologico. Per anni gli abitanti incuneati tra il viale e la ferrovia hanno lamentato una sorta di "segregazione" dalla città. 

In tempi recenti, al piccolo ponte di via Caccini al confine con Lissone, la giunta Scanagatti ha realizzato una passerella ciclopedonale su via della Birona avente lo scopo di riconnettere quella parte di città, permettendo di raggiungere più facilmente la chiesa, le scuole, l'ospedale e il quartiere Cazzaniga. 

Ma chi aveva pensato alla passerella (la precedente giunta Faglia), non si era accontentata di un "ponte", aveva immaginato e realizzato un "luogo" che attirasse le persone ad attraversarlo anche nell'altro senso per recarsi in viale Elvezia. Lo aveva fatto costruendo, in qualche centinaio di metri quadrati, uno skate-park e un piccolo prato dove sedersi per fare due chiacchiere, sottraendo il viale alle auto e restituendolo alle persone.

Una piccola storia di successo, un esempio perfetto di come andrebbero fatte le cose: i ragazzi si trovavano allo skate-park, le persone anziane e i genitori con i bambini approfittavano della pista ciclabile e delle panchine per trascorrere qualche ora all'aria aperta. Sono testimone diretto di questo perché sono un runner e sono passato spesso di lì e fino a quando l'amministrazione Allevi non ha deciso che "basta", che il rumore dello skate era un prezzo troppo alto per la socialità, quel "luogo" è stato vivo.

Da qualche mese il comune lo ha cintato, le strutture per lo skating sono state smantellate perché ritenute "pericolose" (anche se ripararle sarebbe costato la stessa cifra) e così quel pezzo di viale Elvezia è tornato ad essere un "non luogo", qualche centinaio di metri quadrati abbandonati. 

Un esempio perfetto di come si distrugge un pezzo di tessuto sociale cittadino. A quale scopo?

Ma questa triste vicenda ci lascia un filo di speranza, grazie a dei giovani che, come sempre, ci sanno spiazzare. 

I ragazzi dello skate-park stanno dando a questa amministrazione una grande lezione di civiltà: hanno aperto una raccolta firme su "change.org" (il link lo trovate qui) per chiedere al comune di riservare loro uno spazio che già avevano e che gli è stato tolto probabilmente per dare soddisfazione a qualche elettore dall'udito sensibile. 

Immaginare la città come un insieme di abitazioni "fortificate" all'interno delle quali non deve entrare nulla, neppure un rumore, non funziona. Crea quartieri disumanizzati e aumenta la nostra solitudine. I "luoghi" pensati per aggregare e socializzare ci rendono persone migliori, anche quelli rumorosi, soprattutto se il rumore è sopportabile. 
Perché se crediamo che basterà cancellarli per ritrovare l'agognato silenzio, temo che il rumore che arriverà dopo sarà ancora più forte.

Per firmare la petizione:

https://www.change.org/p/comune-di-monza-skatepark-a-monza-99526f93-b578-4f1b-92e3-23c766f4379f?utm_content=cl_sharecopy_25581790_it-IT%3A6&recruited_by_id=ac63d7e0-5829-11eb-b9e9

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