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logo pdmonzaIn questa fase estremamente critica per la nostra città e per il nostro Paese, il Partito Democratico cittadino non può non esprimere grande vicinanza e solidarietà a chi è in prima linea nella battaglia contro il Coronavirus.

Gratitudine per il personale sanitario, tecnico, operativo, amministrativo del nostro Ospedale, in primis. E per i lavoratori delle farmacie, delle attività commerciali che rimangono aperte per garantire a tutti i servizi essenziali, delle scuole che attraverso metodi nuovi e “diversi” stanno facendo di tutto per non far sentire ancora più soli e smarriti i nostri bambini ed i nostri ragazzi, delle attività istituzionali del Comune, delle Prefetture, degli organismi del commercio e della produzione artigianale ed industriale, delle Forze dell’Ordine che stanno attivando tutte le forme possibili di controllo ma anche di accompagnamento verso la consapevolezza di tutti riguardo alla gravità della situazione, delle forze organizzate del volontariato sanitario, sociale e culturale che si stanno “inventando” forme e contenuti creativi per farsi più vicino a chi è più in difficoltà.

Solidarietà, distante nei corpi ma vicinissima nelle menti, alle vittime, ai loro familiari che non possono neppure “celebrare” collettivamente un lutto che si consuma nella solitudine di chi se ne va e di chi rimane, a chi in questo momento è ammalato, ricoverato o in isolamento domiciliare, e sopporta con forza paure, preoccupazioni e disagi.

Non possiamo pensare che qualcuno deliberatamente scelga di non fare la sua parte: non è civile, non è “intelligente”, non è umano…

In questo momento buio, però, desideriamo richiamare tutta la comunità cittadina ad un’ulteriore attenzione verso i più fragili dei fragili: nella nostra città, ormai da molti anni, è attivo, accanto all’Asilo Notturno di Via Raiberti, Spazio 37, entrambi impegnati a dare risposte al bisogno di alimentazione, di accoglienza notturna, di spazi di igiene personale e di cura della propria salute. Ebbene, proviamo ad immaginare che una persona senza fissa dimora, seguita da questi Servizi, si trovi nella maledetta necessità di una quarantena o di un isolamento domiciliare: dove può “isolarsi”, dal momento che una casa, una dimora, un domicilio non l’ha? E questo stesso elemento di difficoltà per la persona non rischierebbe di trasformarsi in un elemento di rischio per l’intera comunità?

La nostra proposta è che il Comune, in collaborazione con le Associazioni che concretamente gestiscono i servizi di prossimità per le persone senza fissa dimora, si attrezzi per trasformare (sperando che non ce ne sia mai alcun bisogno) queste sedi di ricovero “a ore” in strutture dove almeno un riparo “al coperto” sia garantito a tutti, in caso di obbligo di mantenimento della persona in un luogo chiuso. Sappiamo che queste non sono strutture in sé “attrezzate” alla gestione di un isolamento sanitario, ma quale può essere l’alternativa???

Sappiamo che lo sforzo di volontari, associazioni e cittadini per garantire questo servizio è già estremamente impegnativo (e la città non dovrebbe finire MAI di ringraziarli per questo), ma in questo momento occorre “pensare” anche a questa eventualità e provare a ragionare su come farvi fronte.

Da parte nostra, la collaborazione è completa, nel caso in cui ci fosse bisogno di un nostro contributo, proprio perché la responsabilità oggi DEVE essere di TUTTI, non solo di chi amministra, ma di tutti i soggetti della società civile, partiti compresi.

 

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