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redistribuzioneIn un recente sondaggio SWG rivolto ai cittadini che si definiscono di Sinistra, al quesito su quali siano i tratti programmatici che essi ritengono la Sinistra moderna debba avere, è emerso che i valori fondamentali ai primi tre posti della lista devono essere equità, giustizia e welfare. In un mondo sempre più dominato dalla Rule of Economics ci si chiede se siano questi i valori condivisibili o se si tratti di una questione prettamente morale.

L’economista della Banca D’Italia Federico Cignano, nel suo studio “Tendenze nella disuguaglianza del reddito e il suo impatto sulla crescita” - pubblicato nel “OECD Social, Employment and migration working papers n°163” - ci dimostra quanto e come la mancata equità sia dannosa per la crescita economica.

Come è cambiato il mondo?

La prima notizia essenziale è che la disuguaglianza è purtroppo aumentata dal 1980 a oggi; essa viene misurata come rapporto tra il reddito, sia da lavoro che da capitale - del 10% della popolazione più ricca e il 10% del reddito della popolazione più povera all’interno di una nazione.

Dall’indagine emerge che il rapporto tra il reddito della classe ricca e quello della classe povera è di 9,5. L’Italia in particolare si attesta su un rapporto di 10:1, leggermente più iniquo rispetto alla media dei 30 paese presi in considerazione; male USA, maglia nera per Messico e Chile con rapporti di circa 27:1, sotto la media invece i paesi del nord Europa.

Come la disuguaglianza affligge la crescita

Tre sono i principali fattori con cui l’ineguaglianza rallenta la crescita.

 Primo per importanza il fatto che più aumenta il numero di poveri più è difficile per questa classe fare investimenti vantaggiosi, perché viene loro negato l’accesso al credito sia in banca che nel mercato.

Grafico scala GINIL’investimento che per primo risulta difficile è l’istruzione, che molti studi dimostrano essere cifra della crescita di un paese; questo fatto vien ben evidenziato dal grafico, conosciuto con il suggestivo nome di Curva del Grande Gatsby, nel quale si evidenzia come la disuguaglianza sia deleteria per la mobilità sociale e per l’allocazione dei talenti fra le diverse occupazioni.

Secondo problema è quello riguardante alcuni investimenti tecnologici che teoricamente sarebbero ottimi per la crescita; essi però richiedono un minimo di domanda interna, ovvero che buona parte della popolazione possa accedere alla tecnologia in modo che essa si concretizzi in opportunità reale e quindi in crescita.

Per fare un esempio, si pensi alla banda ultra larga che sta molto a cuore al nostro Governo; questo investimento si concretizzerà certamente in crescita perché in Italia la domanda minima è superata. Immaginando che questo massiccio investimento venga fatto in Messico, dove si attesta una percentuale di analfabetismo tra le più alte al mondo, è chiaro che esso non si concretizzerebbe in vantaggio competitivo, vista l’inaccessibilità dei cittadini a un computer.

Il terzo fattore è rappresentato dall’eventualità che, con l’eccessivo crescere della disuguaglianza, la popolazione risponda mettendo in atto politiche ultra-redistributive, con il rischio che il paese non sia più attrattivo per gli investitori ne tantomeno per i finanziatori, con concrete probabilità di default (si pensi alle recenti vicende che, per altri motivi, riguardano la Grecia, ma il cui effetto è il medesimo).

Quanto la diseguaglianza affligge la crescita

Attraverso equazioni piuttosto complesse per i non addetti ai lavori, si può quantificare la relazione tra diseguaglianza e crescita (o decrescita).

Grafico Gini 2Utilizzando una scala chiamata Indice di Gini, dove lo 0% indica perfetta equità e il 100% significa che una sola persona detiene tutto il reddito (l’indice di Gini è ora al 36.0% in Italia), una diminuzione di un punto percentuale di questo indice porta a una crescita del PIL dello 0,15% ogni anno per i cinque anni successivi.

 Dato che il PIL italiano nel 2015 ci si attende che cresca dello 0,6%, non sarebbe affatto una cattiva idea cercare di ridurre la diseguaglianza del 4% con politiche redistributive e cercare di raddoppiare questa cifra.

La diseguaglianza è un po’ come quel dolorino che ci tormenta da tempo, non abbiamo voglia di andare dal medico per curarlo e fingiamo che non ci importi, ma quando esso diventa un problema urgente può mettere a rischio la nostra stessa esistenza.

 

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