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«Dire che il tema delle unioni civili non è una urgenza, è una scusa accampata da chi non le vuole». Ivan Scalfarotto, deputato PD, ha replicato così, in un’intervista sul quotidiano “La Repubblica”,  a tutti coloro che, come Alfano, chiedono una moratoria legislativa sui temi etici.

Risulta davvero difficile non condividere alla lettera il giudizio espresso da Scalfarotto a commento delle reazioni del centrodestra alla richiesta, fatta da Matteo Renzi, di giungere finalmente a una legislazione nazionale sulle unioni civili, etero e omosessuali.

A Monza, proprio in questi giorni, grazie a una delibera della Giunta Scanagatti, si è compiuto un secondo e importante passo per l’istituzione del Registro delle Unioni civili. Facendo seguito a una mozione votata dal Consiglio comunale il 27.2.2013 - con voto favorevole di SEL, PD, IDV, M5S e Cambia Monza – è  stato infatti approvato il Regolamento per l’iscrizione al Registro delle Unioni civili, Regolamento sul quale dovrà pronunciarsi, per ratificarlo o modificarlo, di nuovo il Consiglio Comunale.

Certo, l’istituzione del Registro comunale delle unioni civili servirebbe a garantire unicamente il godimento di diritti riconosciuti dal Comune che rilascerebbe un attestato di “famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo”; è tuttavia è indice di come, come sempre più spesso avviene, il “paese reale” sia sempre almeno un passo avanti rispetto alla discussione e all’agenda politica nazionale.

Anche la Cassazione, come ricorda sempre Scalfarotto, si è già pronunciata sul tema, nel 2010, con una sentenza che ribadisce la pari dignità fra coppie etero e coppie gay. In effetti, se l’argomento portato da Alfano per chiudere il discorso sul tema delle unioni civili è solo quelle dello “priorità”, ci sarebbero almeno tre obiezioni di principio da opporre al suo, chiamiamolo così, ragionamento.

In primo luogo la tutela di un diritto della persona dovrebbe essere sempre, per uno Stato - e per definizione - una priorità assoluta, sia in tempi di abbondanza che in tempi di vacche magre. La storia ci insegna che quando uno Stato, appellandosi ai lamenti della “pancia vuota”, ha deciso di dismettere la tutela dei diritti della persona, si è saliti su treni che hanno condotto l’umanità dritta filata, con viaggio di sola andata, verso amene località quali Aushwitz e Dachau.

In secondo luogo, se i diritti della persona, tutelati dalla I titolo della Costituzione, hanno tutti lo stesso rango – e di sicuro lo hanno – allora non si comprende in base a quale ragionamento la tutela del diritto di un soggetto debba avere la priorità rispetto alla tutela del diritto di un altro. Naturalmente può capitare che diritti di pari importanza entrino, nel concreto, in conflitto tra loro e che se ne debba sacrificare o comprimere uno a favore di un altro. Si pensi, per esempio, al drammatico conflitto tra il diritto al lavoro e quello della salute all’ILVA di Taranto.

Ma proprio qui risiede la terza e ultima obiezione: la tutela dei diritti della famiglia eterosessuale non sono in conflitto con quelli di una famiglia omosessuale. Non si vede dunque cosa dovrebbe impedire, di fatto, di provvedere alla tutela dei diritti di entrambe nella stessa misura e allo stesso tempo. Non di certo la scarsità dei parlamentari legislatori, visto che ne abbiamo quasi mille, suddivisi in Commissioni e sottocommissioni.

Quindi ha proprio ragione Scalfarotto: chi non vede nella necessità di tutelare i diritti degli omosessuali un’ “urgenza” del Paese di fatto, quei diritti, non li vuole - per ragioni più o meno inconfessabili - riconoscere. Che almeno abbia l’onestà intellettuale di ammetterlo.

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