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falconeLa prima volta
A Monza non si è mai commemorato ufficialmente la Strage di Capaci, in cui sono morti il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta, avvenuta  il 23 maggio 1992. In un tardo pomeriggio di sole esattamente diciannove anni dopo, il 23 maggio 2011, è stato organizzato, per la prima volta, nella capoluogo della verde Brianza un presidio nella piazzetta antistante al Tribunale.

Un momento  promosso da Osservatorio antimafie di Monza e Brianza, dal Comitato referendum2 sì per l’acqua pubblica, dall’ ANPIper rinnovare quel patto di ferma determinazione nella lotta al crimine organizzato”, come recita il volantino distribuito ai pedoni, ai motociclisti, agli automobilisti di passaggio.

falcone_2Sì perché davanti al Tribunale, a Monza, ci devi proprio passare quasi di proposito, ma mai luogo sarebbe stato più rappresentativo, simbolico e speciale! Così ne è nato un momento toccante per ricordare e per ribadire che la lotta alle mafie passa attraverso l’affermazione dei diritti dei cittadini ad una  giustizia uguale per tutti, anche in Brianza, anche a Monza!

E’ facile pensare che la mafia sia un spiacevole realtà che tocchi gli “altri”, una condizione aberrante,  ma distante dalla Lombardia, relegata in luoghi lontani e quasi esotici. Ma i recenti fatti di Desio (dove “l'operazione Infinito” ha annientato le cosche della 'ndrangheta in Brianza, spazzando via anche la giunta guidata da Popolo della libertà, Udc e Lega Nord) hanno fatto capire a tutti  che l’ombra della mafia ce l’abbiamo in casa e che, come recitava una canzone dei primi anni 90’… “tanto prima o poi gli altri siamo noi”.

Il muro di indifferenza

C’era chi passava velocemente davanti al presidio e, infastidito, imprecava contro chi gli tendeva il volantino in ricordo di Falcone, perché  era convinto che la vita e la morte corrano sempre su due binari paralleli, mentre le “stragi di mafia” sono avvenimenti distanti ; c’era chi andava troppo di fretta, ostentando indifferenza e non trovava opportuno spendere qualche secondo della propria vita nel ricordo di chi, invece, la propria vita l’aveva data tutta (anche perdendola) per affrontare e sconfiggere uno dei “mali endemici del nostro Paese”; ma c’era anche chi,per fortuna, ha trovato la voglia e la pazienza di fermarsi, di sentire, di ascoltare.

Parole che fanno la differenza

Chi si è fermato al presidio, sapendo che la vita non la si trascorre tutta di corsa e che anche riflettere significa vivere, ha udito parole che portavano dentro di sé l’inequivocabile profumo di futuro. Una voce chiara ed univoca quella arrivata dai numerosi interventi che si sono susseguiti: “bisogna continuare sulla strada tracciata da Falcone e dal Maxi-processo  istruito da lui e da altri magistrati,  perché la mafia è possibile batterla! E per questo sono nati Movimenti e Associazioni che lottano quotidianamente affinché la cultura della legalità si affermi anche nelle istituzioni, affinché la giornata del 23 maggio sia occasione di memoria ma anche un impegno per tutti per il futuro, per un  futuro senza la mafia.” Il presidio monzese del 23 maggio 2011 ha lanciato un messaggio chiaro: “anche in Brianza la memoria di tutti coloro che sono stati barbaramente assassinati dalla mafia e l’impegno di tutti a non dimenticare devono (e dovranno sempre) guidare costantemente la difesa della nostra Costituzione, dei diritti, della Democrazia contro ogni illegalità!” Questo, come molti altri grandi appelli della Storia, è stato lanciato agli uomini di buona volontà...dove per “uomini” si intende tutto il genere umano, ovvio... e... chi ha orecchie per intendere... intenda!!

Davanti a queste parole ogni ulteriore commento appare superfluo.

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