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pertini coloriSono consapevole che l’argomento è di quelli ad insopportabile rischio di retorica: ma prendo coraggio e vado avanti lo stesso perché trovo insopportabile non dedicare almeno un ricordo a Sandro Pertini, il politico “più amato degli italiani”, che moriva il 24 febbraio del 1990 a Roma.

Intanto la notizia clamorosa, di questi tempi, è l’associazione che la figura di Pertini consente di fare tra la parola “amore” e la parola “politica”: oggi, in politica, non si riesce a parlare neppure di rispetto, figuriamoci di amore.

Sandro Pertini invece amato lo fu davvero: le ragioni le hanno espresse, molto meglio di quanto potrei fare io, storici e penne prestigiose del giornalismo italiano. Quindi mi limiterò a raccontare il “mio” Sandro Pertini, quello che ho avuto la fortuna di “vivere” da bambina, durante la calda estate del 1982.

Sono due episodi personali, che però tracciano, con poche pennellate, quella che fu l’essenza della vita di Pertini: e per Pertini dire l’essenza della sua vita è come dire l’essenza della sua azione politica.

Agosto 1982, Val Gardena: Pertini trascorreva le sue vacanze estive ospite della bellissima caserma dell’Unità cinofila dei Carabinieri. Ogni pomeriggio, che facesse caldo o diluviasse, usciva a fare la sua camminata. Senza scorta, accompagnato da un solo carabiniere. E tutti i giorni, puntualmente, si fermava, appena uscito dal cancello, a salutare la gente che lo aspettava. Soprattutto i bambini, tra i quali c’eravamo io e mia sorella. Per noi lui era il Presidente, ma un presidente tutto particolare. Per lui non provavamo quella deferenza verso il potere che spesso corrompe l’anima quando, da adulti, ci troviamo davanti ad un uomo importante. Nella percezione generale lui era il Presidente, ma non era un Potente.

Proprio quell’agosto il governo entrò in crisi e a Selva di Val Gardena si precipitò il Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini.

Elicotteri, giornalisti, parapiglia generale. Era arrivato un Potente.

Ricordo che quel giorno noi bambini aspettammo invano l’uscita dalla caserma del nostro Presidente. Lui non c’era, era andato a incontrare Spadolini nella sala conferenze di un prestigiosi albergo del centro. E così, tutti insieme, ci avviammo verso il luogo dell’incontro e rimanemmo fuori, sotto un diluvio impressionante, tra i giornalisti accalcati, ad aspettare che Pertini uscisse. L’incontro fu più lungo del previsto e, si capì dopo, piuttosto burrascoso.

A un certo punto, sulla porta dell’albergo, si affacciò un carabiniere che disse: “Prego, entrate”. I cronisti fecero per muoversi quando furono freddati sull’uscio dal carabiniere che intimò perentorio: “No, no, vuole i bambini”.

Non ricordo esattamente cosa ci disse quel pomeriggio Pertini, ma mi rammento bene di una cosa che, ancora oggi, mi fa tenerezza. Preoccupato del freddo che avevamo preso sotto la pioggia, Pertini chiese che ci portassero, nella hall dove ci eravamo accomodati con lui, della cioccolata calda. Noi dentro col Presidente e la cioccolata. I giornalisti fuori sotto la pioggia. Spadolini non saprei.

Quella stessa estate, esattamente un mese prima, avevo visto quello stesso uomo in tv, elegantissimo in giacca e cravatta, in una torrida serata estiva, esultare e gioire come un bambino, sugli spalti dello Stadio Bernabeu di Madrid, e con la sua inseparabile pipa, per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio di Spagna. Con quella frase pronunciata, dopo il terzo gol di Spillo Altobelli, e rivolta agli avversari tedeschi scuotendo l’indice della mano destra: “Non ci prendono più, non ci prendono più”.

Quell’uomo, che, inflessibile, aveva proibito a sua madre di chiedere la grazia a Mussolini per ottenere la liberazione dal carcere, era lo stesso uomo che, teneramente, ordinava cioccolata per i suoi piccoli ospiti infreddoliti; ed era lo stesso uomo che a Madrid, italiano tra gli italiani, infischiandosene di tutte le etichette, non aveva nascosto al mondo intero – e tanto meno all’allora cancelliere tedesco Helmut Schmidt - un solo grammo dell’infinita gioia che provava in quel catino stracolmo di tricolori. Vedendo l’Italia battere in finale proprio la Germania.

Non ci prendono più, non ci prendono più”.

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