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Enrico BerlinguerDevo essere onesto, per prima cosa. Devo dire, precisare, che io non c’ero. Non c’ero quando, nel 1972, Enrico Berlinguer diventò segretario del Partito Comunista Italiano. Non c’ero nel 1976, quando i rossi volarono al 34,4%. E ancora, non c’ero nel 1978, l’anno del Compromesso storico. E nemmeno quando un comico dondolò un politico sul palco di un comizio della FGCI.  Tantomeno c’ero il 7 o il 13 di giugno del 1984. Non ho visto assolutamente nulla di quello che cercherò di raccontare. Io non conosco, e non ho conosciuto, Enrico Berlinguer. Solo, l’ho sentito parlare.

Casa per casa, strada per strada, azienda per azienda.

Ammetto anche che scrivere questo pezzo non è per nulla semplice. Nascondiamo la figura di quel ragazzo di Sassari dietro una mitizzazione, un alone di mistero che lo circonda e lo rende impenetrabile al di là del simbolo di se stesso. Nascondiamo un uomo e non lo distinguiamo più dallo scheletro di leggende che gli abbiamo costruito attorno.

Ma, come si suol dire, Berlinguer non è la Madonna.

E allora che cos’è? Che cosa è oggi, ancora prima di cosa fosse allora. È questo che conta.

Indagine interessante. Mettiamo sul tavolo i punti più famosi del suo operato, in fondo basta sfogliare Wikipedia per farsi un’idea. Si parla di  eurocomunismo, questione morale, compromesso storico, e via andare. Cose trite e ritrite. Passi fondamentali della storia politica italiana di cui non importa più niente a nessuno. D’altronde è noto che di Europa parliamo solo per immigrati e austerità e Germania cattivona; che di    morale sia meglio non parlare neanche, per fare una figura migliore; che forse il compromesso l’abbiamo anche portato a termine, visto che siamo tutti ugualmente di centro dopo aver cancellato una dopo l’altra le grandi ideologie.

In parole povere abbiamo cestinato, come PD in primis, le idee di Enrico Berlinguer.

Allora perché ne parliamo ancora così tanto? Perché i politici di più o meno tutte le parti, quando non hanno nulla di meglio da fare, tirano in mezzo il caro segretario?

La risposta è in un qualsiasi dizionario, alla voce strumentalizzazione. Da strumentalizzare, ossia sfruttare in modo subdolo qualcosa o qualcuno come strumento per i propri fini. Tuttavia, se i signori politicanti possono dilettarsi in questo modo con il solo nome di quell’uomo un motivo ci sarà. Un motivo che forse solo Sandro Pertini ha saputo mettere a fuoco a dovere.

I giovani hanno bisogno di esempi.

Enrico. Enrico come esempio; di una lotta ideologica e morale, di un impegno e di una passione che nessuno ha mai saputo emulare. Ed Enrico come simbolo; di tutte quelle persone che in ogni posto del mondo hanno lottato e lottano non per il comunismo, ma per una politica più pura. Enrico esempio e simbolo rigorosamente umano di come una insignificante pedina possa essere ai vertici del sistema e continuare a non farne parte, rimanendo genuino e limpido, come un cittadino qualunque. Quando Berlinguer parlava dal palco non era un signorotto lontano, quasi non era neanche staccato dalla folla, non c’era nessuno spazio tra lui e i suoi ascoltatori. È impresso nelle immagini.

Quando diceva ai giovani, ai lavoratori e agli oppressi di unirsi non era un predicatore. Era uno di loro. Quando diceva che si sarebbe andati avanti solo come collettivo e non come singoli. Era un pezzo di quel collettivo.

Anche quando disse di combattere casa per casa, strada per strada, azienda per azienda. Anche allora sarebbe stato uno di loro, uno dei compagni.

Se solo fosse andata diversamente. Forse sarebbe un mondo migliore, o forse il mondo avrebbe cancellato quel ragazzo sardo che stimiamo così tanto.

Non ne ho idea. So solo che guardo le riprese dell’ultimo discorso, del volto livido che si ostina a parlare, dei funerali, e mi vengono i brividi. Mi viene da chiedermi chi fosse Enrico Berlinguer. Al di là del mito.

Ma l’unica risposta che trovo è proprio il mito stesso. L’unica risposta che trovo sono i volti di chi oggi vedo impegnarsi in politica al mio fianco o anche contro di me. Difficilmente il volto di chi oggi ci rappresenta.

L’unica risposta che trovo è che Enrico Berlinguer era, è, e sempre resterà, tutti noi – finché saremo onesti.

 

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