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area dismessaVenerdì 11 aprile scorso, presso l’Urban Center di Monza, è stato organizzato un interessante convegno dal titolo " Quale recupero per le aree dismesse?" promosso da alcune associazioni ambientaliste di Monza. L'obiettivo era di porre in risalto la presenza in città di molte aree dismesse e potenzialmente riqualificabili, onde evitare il ricorso a nuove edificazioni e consumo di suolo.

Il programma del Convegno si sostanziava in una serie di presentazioni da parte di centri e soggetti invitati, cui è seguito un dibattito moderato da Angelo Longoni de "Il Cittadino". Fra i presenti allo Urban Center vi era Claudio Colombo, Assessore alle Politiche del territorio del Comune di Monza.

Il primo intervento dal titolo "Abitare a Monza" è stato del "FOABoccaccio" che ha sottolineato come la cementificazione sia nettamente cresciuta negli ultimi anni, sottraendo molti ettari agli spazi verdi. Un altro aspetto evidenziato è stato quello della cosiddetta "gentrification" che si realizza quando una zona cittadina, in principio popolare, è riqualificata e aumenta considerevolmente il suo valore. Dato che a Monza sono già presenti numerosi appartamenti sfitti, il FOA Boccaccio suggerisce di orientare le politiche territoriali verso l'autocostruzione o l'autorecupero di immobili già esistenti da parte delle cooperative dei futuri inquilini. A queste si possono abbinare formule di abitabilità agevolate.

Il secondo contributo dal titolo "I processi di partecipazione nel recupero: esempi dall'estero" è stato quello di Elisabetta Bardone del comitato "Basta Cemento". In primo piano, l'esempio di Bilbao che, da città costellata di fabbriche in disuso, è oggi diventata un vivace centro per design e cultura. Particolarmente felice è stata la scelta di riqualificare le aree dismesse lungo il fiume. E anche Monza potrebbe seguirne l'esempio, per analogia, lungo il Lambro e il Villoresi. E poi ancora i progetti di Evert Verhagen e delle città creative dove è stato chiesto direttamente alla popolazione che cosa desiderasse al posto dell'area dismessa. In Italia, precisamente a Ravenna, da notare il progetto "La Darsena che vorrei". Il comune denominatore rimane quello di costruire il meno possibile e stimolare la cittadinanza attiva.   

 Il terzo intervento "Funzioni nuove per il recupero edilizio: co-working" di Alberto Mariani ha posto l'accento sul co-working, solitamente costituito da un'area dove ci sono diverse postazioni di lavoro (scrivanie e pc) che possono essere affittate da professionisti e, più in generale, da tutti coloro che lavorino in modo indipendente o in gruppo. Lo stesso Mariani a Sovico ha trasformato i capannoni dell'ex tessitura di famiglia in uno spazio per professionisti e artisti.   

Il quarto contributo dal titolo "Co-housing" dell'Architetto RossellaBearzatto ha descritto questa nuova soluzione abitativa nata in Danimarca negli anni Sessanta del secolo scorso. La definizione di co-housing non è immediata: non si tratta di housing sociale e sarebbe più corretto usare l'espressione "case collaborative", anche se il concetto è più esteso. In una formula, si potrebbe parlare di un abitare in senso collaborativo e con un vicinato elettivo. In primis, c'è la scelta di dove vivere e con chi, quindi la progettazione della casa e la definizione delle regole, creando così una comunità residenziale dai servizi condivisi. La scelta dell'abitazione è in funzione alle esigenze di vita di coloro che vi abitano. Ci sono tre tipi di spazio: privato, pubblico e condiviso, e c'è sempre un'area comune come una sala da pranzo; le zone di    passaggio sono poi strutturate in modo che l'entrata e l'uscita favoriscano l'incontro tra gli inquilini. Le decisioni collettive non sono prese a maggioranza, bensì si ricorre al metodo del consenso e si cerca di giungere alla migliore decisione possibile. Questo è comprensibile dato che le relazioni tra i membri della comunità si basano sulla fiducia.

Il quinto intervento "Città in transizione" di Martina Francesca ha posto l'accento sulla resilienza, definita come la capacità di resistere ad avvenimenti avversi adattandosi a nuovi contesti. La crisi economica è posta in relazione al continuo spreco di risorse energetiche che sta alterando in senso negativo il clima del pianeta. L'obiettivo è quello di operare una trasformazione partecipata per trovare fonti di approvvigionamento alternative.

 In chiusura, Giorgio Majoli (Legambiente) nel suo intervento "Concorsi e idee cadute nel nulla" ha rimarcato come alcuni progetti di riqualificazione non abbiano ricevuto attuazione e che siano, invece, previste nuove costruzioni residenziali a Monza che, tuttavia, ha già circa 6 mila appartamenti sfitti.

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