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Speriamo che stavolta la maggioranza ascolti, il che parlando di una legge che frena le intercettazioni sembrerà a qualcuno anche paradossale.
Ma a chiedere di cambiarla al ministro Angelino Alfano oltre all’opposizione ora è stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che in mancanza di correzioni importanti si riserva di non firmare il provvedimento. Eppure il leader dell'IDV, Antonio Di Pietro inopinatamente attacca il Capo dello Stato. Scelta condannata da Franceschini: "“E’ intollerabile che il leader dell’Idv coinvolga il Presidente della Repubblica nella polemica politica. Il Presidente sta svolgendo con intelligenza la sua funzione di garante delle regole e degli equilibri
istituzionali. Di questo l’intero paese deve essergli grato".

A preoccupare il Quirinale sono i rischi di incostituzionalità presenti nel testo e anche le oggettive conseguenze che le norme care a Berlusconi avrebbero sulla possibilità di fare indagini e sul diritto di cronaca.

Basta scorrere le pagine dei giornali per capirlo: il 1° luglio la Polizia di Stato di Pescara, in collaborazione con la squadra mobile di Napoli, ha arrestato 12 persone indagate a vario titolo per i reati di usura, estorsione e sequestro di persona. La complessa attività d'indagine, che e' stata supportata da un cospicuo numero di intercettazioni e non sarebbe stata possibile. Il provvedimento del Governo infatti limita, nei presupposti (solo in presenza di ‘evidenti indizi di colpevolezza’) e nella durata (massimo 60 giorni) un importantissimo mezzo di ricerca delle prove. Ecco se il ddl Alfano fosse già entrato in vigore avrebbe fortemente ostacolato se non impedito operazioni importanti come questa.

Lo ricorda anche il segretario del PD, Dario Franceschini: “La lotta alla criminalità organizzata è una delle priorità per il nostro Paese. I grandi fenomeni criminali che vanno dal controllo del mercato della droga, delle armi o da quello dei nuovi schiavi, vanno combattuti senza esitazione e con tutti gli strumenti necessari. Se la legge proposta dal governo sulle intercettazioni divenisse realmente operativa, la lotta ai fenomeni criminali, come anche ai grandi reati finanziari o addirittura al terrorismo nazionale e internazionale, ne verrebbe indebolita se non resa sostanzialmente inefficace. Alla Camera abbiamo sollevato con forza queste nostre obiezioni, rappresentando anche dubbi sui profili di
costituzionalità dei provvedimento - per questo chiede di nuovo il confronto -Ora che la legge arriva alla discussione del Senato, torniamo a chiedere al governo di non fare forzature: davanti a tante e argomentate obiezioni , comprese quelle che tutelano la libertà di stampa, il governo si fermi e accetti di rivedere il testo in Parlamento”.

Secondo alcuni quotidiani il Guardasigilli avrebbe assicurato che la maggioranza non intende mettere l'ennesima fiducia eche il testo non è blindato, ma alle parole dovranno seguire i fatti o avranno ragione magistrati e giornalisti, entrambi preoccupati per gli effetti che le norme avrebbero una volta attuate su indagini e diritto di cronaca.

“Sulle intercettazioni dobbiamo ascoltare il monito del Capo dello Stato e fare tesoro delle sue parole per evitare che si compiano danni irreparabili alla sicurezza, alla libertà di stampa e alla stessa lotta alle mafie - ha detto il senatore del Pd Giuseppe Lumia - la vicenda è maledettamente seria. Si sta giocando col fuoco, rischiando di compromettere il sistema della repressione criminale e, quindi, di mettere a repentaglio la sicurezza nel nostro Paese. Anche sul versante della lotta alle mafie - continua il senatore del Pd - la proposta del governo rischia di provocare danni incalcolabili, come ribadiscono tante procure antimafia. Lo stesso procuratore nazionale, Piero Grasso, lo ha detto
chiaramente nel corso di una audizione in Commissione antimafia (dove ha detto: “Le norme devono essere radicalmente riviste perché depotenziano immotivatamente un fondamentale strumento per la lotta alla criminalità organizzata”).

"Il ddl intercettazioni è un attacco al diritto di cronaca e un bavaglio all'informazione, altro che un provvedimento a tutela della riservatezza!”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta le dichiarazioni del Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, che nel suo discorso per la presentazione della relazione annuale dell'Authority ha sostenuto che "non vi e' ragione di ritenere che la regolazione in via generale della libertà di stampa abbia una diretta e immediata connessione con la tutela della privacy, che deve invece sempre essere valutata caso per caso". “Sono dichiarazioni autorevoli – sottolinea Ferranti - che smontano alla base il principio cardine del provvedimento del governo che dovrebbe a questo punto essere ritirato”. Nel merito della riforma Ferranti attacca il Governo sostenendo che il ddl “è un testo che fa carta straccia del diritto ad informare e ad essere informati. Si tratta di norme intollerabili che non possono essere accettate perchè introducono nel nostro Paese un vero e proprio ‘bavaglio' alla stampa che si tradurrà in un vulnus informativo indegno per la nostra democrazia”.



Marco Laudonio

 

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