Seguici su: Facebook  Instagram  YouTube

la bandiera del mondoIl sovranismo è una posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle dinamiche della globalizzazione e alle politiche sovrannazionali di concertazione.

Questo neologismo potrebbe essere annoverabile nella grammatica italiana come avverbio di tempo, di spazio o di luogo? Tutti e tre. Il paradosso sta proprio qui, ovvero tutte queste declinazioni smentiscono la perdurabile esistenza del termine stesso. Andiamo per ordine ma facciamo una premessa: la definizione in senso politico di Sovranità, che il vocabolario della lingua italiana ci mette a disposizione.

La Sovranità è il potere supremo di comando riconosciuto alla collettività che si organizza in Stato.

La prima definizione letteraria e pragmatica di questo termine ce la da Machiavelli ne “Il Principe” dove identifica nella sovranità la capacità del Principe di accentrare su di se tutto il potere attraverso la sua potenza e volgendolo alla gloria in termini di utile politico. Si sta parlando di un potere assoluto ed inattaccabile da chiunque, soprattutto dal popolo in quanto ultimo gradino della gerarchia sociale.

La definizione che più si adatta alla nostra era è quella che ci fornisce Thoma Hobbes ne “Il Leviatano”: l’autore concettualizza la sovranità ed il potere di comando secondo un razionalismo politico, ovvero come risultato di una trattativa tra uomini interagenti in un ambiente di “naturalità”; è quindi la necessità di trovare un ordine, un nomos, che spinge un gruppo sociale ad istituire un sovrano (nel senso ampio del termine) ed a conferire ad esso il potere di governo.

La domanda che dobbiamo subito porci è se questo centro di potere sia tenuto a realizzare scopi utilitaristici per l’intera comunità, per la gran parte di essa o solo per un’élite.

È quindi il concetto di rappresentanza politica che si fa strada nell’era moderna: spazio che viene circoscritto in un’area di protezione del singolo individuo, il cui ordine viene giuridicamente articolato ed in cui il sovrano viene investito – legittimato – all’uso della violenza a protezione della sfera sociale e giuridica che glielo ha concesso. Non si tratta di un utilizzo dell’ultima ratio solo verso l’esterno ma anche all’interno della sfera sociale stessa, avente come scopo il ripristino dell’ordine: in ogni gruppo sociale, c’è chi sovverte alle regole della civile convivenza ed è compito del potere agire secondo l’ordinamento giuridico per riportare alla sicurezza il quotidiano di ognuno.

Per arrivare alla consapevolezza del limite ed alla maneggevolezza di questi strumenti secondo un principio di rispetto dell’altrui esistenza ci sono voluti secoli e lo spartiacque è la spersonalizzazione del potere; il processo storico di formazione e delineamento dell’attuale ordine sovrano è costellato di molteplici tentativi limitanti che sono passati proprio attraverso l’utilizzo violento del potere: la guerra è proprio un evento privo di ordine nella sua macabra quotidianità, che si rende necessario per ristabilire il nuovo ordine, o nomos, nel quale i popoli sopravvissuti ritrovano la loro identificazione, attraverso il quale vedono esprimere il proprio desiderio di pace ed al quale affrancarsi sicuri della propria ed altrui sopravvivenza.

È stato solo dopo due guerre mondiali che si è compresa la necessità di fermare il dinamismo violento di affermazione del proprio potere poiché esso non garantisce maggior potere in caso di vittoria e un minor potere in caso di sconfitta: basti pensare alla situazione europea dal trattato di Versailles (1919) alla Germania nazista ed alla necessità di schierare un esercito mondiale per porre fine ad un massacro (1945). Le date parlano chiaro: un ribaltamento delle relazioni di potere a livello mondiale nel giro di 25 anni.
Sarà l’istituzione dell’ONU a sancire la fine di questa dinamica secolare.

Agli Stati ed alla sfera politica propria di ognuno, in quanto sfera decisionale, rimane un unico ambito sul quale esercitare la propria sovranità: l’indirizzo economico della Nazione declinato nel miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

La questione si rende però immediatamente spinosa per lo stesso motivo per il quale si è reso complesso l’esercizio della sovranità in termini sociali: la presenza di soggetti economici transnazionali; la spersonalizzazione della sovranità economica ricalca gli eventi storici della spersonalizzazione della sovranità politico-sociale e, di fatto, assistiamo a scelte economiche della classe dirigente che non rappresenta più il popolo elettore che alle urne le ha conferito il potere della gestione della sovranità ma attua decisioni di gruppi di pressione un perimetro d’esercizio del potere maggiore e capaci di fornire protezione (anche se tacitamente) ad una fetta di popolazione sempre maggiore e sempre più desiderosa di “sicurezze”.

Come possiamo allora ristabilire la sovranità nazionale e un’azione di governo efficace che garantisca la sicurezza, la produzione di ricchezza e di conseguenza un atteggiamento positivo nei confronti dell’avvenire?

Se si riflette sulle definizioni di Governo, potremmo percorrere le vie della storia e trovarne molteplici, secondo un’evoluzione che parte dalla definizione più materiale del termine, ovvero come direzionamento di un mezzo di locomozione (da un piccolo carro trainato al governo di una barca); arrivando ai giorni nostri ed al merito della questione che si sta affrontando, possiamo definire il governo come il “modo” in cui si delinea la rotta politica della Nazione.

Il primo problema che incontra è quello del cosiddetto sovraccarico di istanze popolari al quale dover dare delle risposte; nella difficoltà cosa si fa? Si chiede un aiuto. Ed è così che i governi centrali hanno cominciato a prestare attenzione ai governi locali, teorizzando quella che si può definire come forma di governo per “livelli”, la quale risponde immediatamente all’esigenza di alleggerimento del “carico di lavoro” del governo centrale; sono quindi le dimensioni politico-geografiche che vengono stratificate secondo connessioni ed un decentramento di potere e quindi di Sovranità gestito ad-hoc sul principio della concertazione verticale tra potere centrale e potere periferico ed orizzontale in un’ottica di knowledge management ed interconnessioni partitiche che hanno dato vita al multi-level governance.

Ampliando l’orizzonte verticale non si può far altro che coinvolgere l’Unione Europea ed il sistema di Governance presentato nel 2000 dalla Commissione. Il modello di Governo che è attuato è un sistema non basato sul controllo gerarchico ma caratterizzato da un sempre più maggiore grado di cooperazione tra i governi dei paesi membri che coinvolge attori non statuali in un precesso decisionale misto tra pubblico e privato, fortemente indicizzato all’attenzione per la sfera sociale europea, analiticamente ponderata alla tradizione ed alla storia di ogni popolo.

Il nuovo ordine sociale, o il nuovo nomos, che ne deriva è concepito come un coordinamento sociale orizzontale e non più verticale/gerarchico e la nuova forma di Governo esprime al meglio il senso della Democrazia partecipativa ed elettiva, in quanto la Sovranità europea, si legittima attraverso un doppio controllo elettivo da parte del popolo (elezioni europee ed elezioni nazionali) e si svolge attraverso una concertazione alla pari tra gli Stati, Governi ed enti centrali, Governi ed enti locali ed attori privati.

Torniamo al fulcro di questa riflessione e proviamo ad esaminare il concetto di Sovranità dal punto di vista del popolo e delle dinamiche legittimanti di tale potere. In primo pensiero è il comma 2 dell’articolo 1 della Costituzione della Repubblica italiana che attribuisce tale potere al popolo sovrano: “la sovranità appartiene al popolo” e conferisce ad esso il confine d’esercizio ed il modus operandi: “che lo esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”; non è volontà in questa sede effettuare un’analisi giuridica ma focalizzare l’attenzione sul concetto di possedimento reale del potere sovrano nel contesto europeo odierno.

C’è un gesto semplice ed alla portata di tutti che è l’espressione della sovranità del popolo: il voto.
Attraverso una semplice X, i cui costi sono suddivisi equamente su tutta la popolazione, viene data la possibilità a tutti di partecipare alla costituzione della sfera politica che governerà il Paese nel futuro prossimo: si attua quindi la più ampia ed equa ripartizione del potere che è di coscienziosa importanza per ognuno che, preparandosi al momento partecipativo, cerca di reperire il massimo quantitativo di informazioni necessarie ad una partecipazione proficua e che possa far sentire l’individuo come parte attivamente integrata nel sistema di attuazione della sovranità.

Si palesa immediatamente la necessità da parte di ognuno di acquisire la più ampia conoscenza possibile riguardo ad una molteplicità di aspetti della vita sociale e riguardo il territorio nel quale vuole essere guidato: iperbolicamente parlando si dovrebbe pensare di interessarsi del mondo intero ma, ragionevolmente parlando, è opportuno parlare di Europa, ovvero di territori raggiungibili e vivibili, tecnicamente, nel quotidiano.

Ciò che chiude il cerchio dalla X dell’individuo che determina il Governo della Nazione alla Governance Europea sono le Politiche regionali: l’unione dei popoli, concepita come forma sovranazionale di tutela degli elementi culturali, osserva con particolare sensibilità le popolazioni regionali, attuando provvedimenti aventi come intento la salvaguardia e lo sviluppo di quella fetta di popolo e territorio: regolamenti quadro esortano e sostengono il progresso ed il riformismo inteso come tutela degli elementi culturali ed avanzamento economico-sociale del territorio in oggetto; dalle infrastrutture, alle politiche sociali, passando per transizioni ecologica ed energetica, Bruxelles lascia ampi margini di manovra dell’azione politico-amministrativa nazionale e locale in ogni ambito, aspetto e materia d’indirizzo.

L’Unione Europea non è Sovrana negli Stati membri, ne tantomeno attua un sovranismo vincolante: essa ritrova, nella chiusura di quel cerchio di potere, l’essenza della sua creazione: un filo che lega i popoli del vecchio continente secondo princìpi di solidarietà, sostegno ed apprezzamento culturale, sin nelle zone più remote; la “procedura d’infrazione” si attua agli Stati che violano un trattato stipulato all’unanimità dai paesi membri: l’Unione Europea attua il principio di giustizia sociale equamente in tutti gli Stati membri, perché l’unione dei popoli ha alla base l’individuo, riconosciuto come unità fondamentale e portatrice sana di cultura ed esperienza di cui tutti i cittadini europei fanno parte.

Carlo
Solo una semplice considerazione . Tutto il valore umano di ognuno di noi si concentra per la proposta sociale ed economica in una X . Ma quanto è veritiera di un meritato valore !! Quale il metro di valutazione ,una percezione o dati di fatto. Ma la cosa peggiore è raccolta e proposta da chi ???? I Mass media ???? Quanto siamo inermi a tutto questo ?

1800 Caratteri rimanenti