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scanagattiTermina con l'intervista al sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, il nostro giro di incontri con la giunta. Buona lettura.

Sindaco, circa 5 anni fa iniziava il vostro lavoro alla guida di Monza. Cosa ricorda di quei primi giorni?

Ricordo grande entusiasmo, non soltanto da parte dei nostri sostenitori che come noi erano felicissimi per il traguardo raggiunto, ma anche della città. Quella vittoria è stata frutto di un rapporto costituito proprio con Monza, una città che sentiva il peso di una situazione greve, per usare un eufemismo. Ricordo anche che il giorno della vittoria abbiamo gioito ma non festeggiato perché l'Italia era stata colpita dal terremoto dell'Emilia. Poche ora prima della giunta inaugurale ho fatto visita al comune di San Giovanni del Dosso, messo a dura prova dal sisma, instaurando un rapporto di solidarietà che prosegue ancora oggi.

Ha definito la situazione precedente al vostro insediamento “greve”. Cosa intende?

Intendo una situazione pesante finanziariamente, per esempio, avendo ereditato un deficit di 8 milioni di euro a cui abbiamo immediatamente dedicato i nostri sforzi. Come era pesante la situazione dal punto di vista etico. Ho ancora in mente il giorno di San Gerardo del 2012, quando con una telefonata mi comunicarono che la Guardia di Finanza si trovava in comune per sequestrare decine di atti, operazione che sfociò poi nell'inchiesta “Clean City” che portò ad arresti e condanne che riguardarono ex amministratori e dirigenti del comune di Monza, tutti in carica con la precedente amministrazione. E nel frattempo avevamo impegni, scadenze da rispettare e una città da governare.

Quali erano le partite più importanti, allora, per Monza?

Erano diverse. Da una variante del Pgt ereditata e che prevedeva l'edificazione su tutte le aree libere della nostra città a un tema che oggi in molti si saranno dimenticati: il distributore di combustibili nel parco di Monza. E poi, chiaramente, redigere un bilancio che avesse un significato e completare opere pubbliche coraggiose e innovative per la città. A segnare il passo era il cantiere di viale Lombardia e in particolare la riqualificazione del soprassuolo, che la precedente amministrazione non riteneva possibile. Noi ci siamo rivolti a un architetto e paesaggista di fama internazionale, Andreas Kipar, e il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. Come riprendere e completare il cantiere infinito del Museo della Città era una priorità dichiarata e finalmente portata a termine. E quando ancora nessuno pensava ad Expo, nel 2012, abbiamo chiesto e ottenuto un incontro con l'allora amministratore delegato Beppe Sala e siamo stati il primo comune a firmare un protocollo che ha dato il “la” a un percorso che ha portato risultati molto importanti, uno su tutti: la presenza dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in Villa Reale.

Villa Reale, appunto. Anche quello un tema complesso.

L'appalto aveva delle criticità forti. Nessuno ha mai messo in discussione l'intervento di restauro, ma le preoccupazioni erano per le destinazioni d'uso degli spazi. Come presidente del Consorzio ho voluto capire quali margini avevamo per introdurre cambiamenti e i risultati ci sono stati, a cominciare dal trasferimento del ristorante al piano terra anziché al Belvedere che oggi, invece, ospita il museo del design di Triennale. E poco tempo dopo abbiamo inaugurato e restituito la Villa Reale alla città: 70 mila visite nei primi 10 giorni.

Monza si sente grande?

Monza è grande perché è tornata ad essere consapevole del proprio ruolo, in relazione al resto della Brianza e specialmente evitando la contrapposizione con Milano. La metropoli è una straordinaria opportunità alla quale guardare con interesse e apertura. Il contrario di quello che trovammo al nostro insediamento, ovvero una città isolata e chiusa in sé stessa, con l'esempio eclatante della M5 a dimostrarlo.

Ovvero?

Con l'allora giunta Faglia riuscimmo a includere nella programmazione regionale il prolungamento Bignami-Bettola a cui successivamente l'amministrazione Mariani ha di fatto rinunciato, sostenendo che Bettola non fosse Monza e fornendo così a Letizia Moratti un assist notevole per dirottare il tratto fino a San Siro, dove arriva dal 2015.

Monza è sbocciata con l'amministrazione Scanagatti?

Il senso di isolamento della nostra città era rappresentato dalla Villa Reale quale sede dei ministeri del nord. Siamo partiti da lì. Da una situazione di chiusura e di autosufficienza vera o presunta. Oggi la nostra città ha conquistato il ruolo di comune capoluogo e una rilevanza a livello regionale e nazionale. Lo dimostrano abbondantemente gli eventi accaduti in questi 5 anni.

Cosa non è andato come avrebbe voluto?

Abbiamo intercettato la più grave crisi economica del dopoguerra che ha portato a una contrazione dei finanziamenti degli enti pubblici. Sono diminuite le risorse, non solo economiche. In comune al nostro insediamento si contavano circa 1000 dipendenti, oggi diventati 850. Eliminare gli sprechi non è stato sufficiente. I sacrifici sono stati notevoli e abbiamo dovuto limitare al massimo gli interventi di manutenzione straordinaria. È un discorso generale, ovviamente, non vale solo per Monza. Per noi può valere la reazione: in mezzo alla crisi abbiamo aperto un museo e cercato di dare risposte in controtendenza grazie anche ai soggetti pubblici, ma anche privati, che hanno supportato le nostre iniziative. Cito a titolo di esempio Monza GP, una grande festa all'insegna dell'aggregazione e delle famiglie che si godono la città durante i giorni del Gran Premio. Una volta c'era Monza Più con il lancio del telefonino in piazza Duomo e le slot machine in Arengario, tutto a carico di Scenaperta, una partecipata che aveva imbarcato oltre 1 milione di perdite e che abbiamo dovuto ripianare noi prima di chiuderla.

Poche risorse, dunque. Da destinare verso quali ambiti?

Le risorse disponibili le abbiamo messe a disposizione innanzitutto delle scuole comunali, un patrimonio che era stato trascurato e che invece necessitava e necessita ancora di supporto, e della manutenzione stradale e dei marciapiedi, che non è stata sufficiente ma che per la prima volta ha visto una programmazione sistematica e ragionata degli interventi da attuare. Ma è proprio in queste difficoltà finanziarie che abbiamo ottenuto un risultato straordinario.

Quale?

L'orgoglio di essere monzesi. Sintesi di questo concetto sono le Pulizie di Primavera e le tante iniziative aggregative: dal bilancio partecipato alle 10 consulte di quartiere sorte sulle ceneri delle allora 5 circoscrizioni. Sono raddoppiati i luoghi di partecipazione, che trainano il volontariato, e siamo una delle poche città italiane che ha adottato un regolamento dei beni comuni, mettendolo in pratica con i primi 5 accordi firmati dalla nostra amministrazione con gruppi di cittadini che hanno dato la loro disponibilità a prendersi cura e a gestire nell’interesse di tutti beni pubblici cittadini, come campi da gioco o aree verdi.

Se potesse scegliere un solo risultato raggiunto, cosa sceglierebbe?

Difficile rispondere. Ma è la prima volta nella storia di Monza che un'amministrazione comunale riesce ad attuare un piano di governo del territorio dall'inizio alla fine nell'ambito di un solo mandato. I motivi sono da individuare nelle scelte chiare e precise attuate: riduzione drastica del consumo di suolo e riqualificazione delle aree dismesse. E aldilà di alcune critiche, un risultato simile viene raggiunto soltanto se la città lo comprende, lo accetta e lo condivide, generando quel consenso forte che in passato è sempre mancato.

Quali sono secondo lei gli elementi che hanno caratterizzato il vostro lavoro?

Correttezza di comportamento, spirito di abnegazione e una fortissima unità di intenti. Siamo la giunta che non ha perso nessun assessore e la maggioranza che non ha perso nessun rappresentante. Una maggioranza forte e coesa che ha dimostrato di essere realmente una forza di governo al servizio della città. I risultati raggiunti non sono frutto del cosiddetto “uomo solo al comando” ma di un lavoro di squadra e di rete faticoso, che è costato sacrifici ma che ha dato esiti importanti. Non abbiamo mai annullato o anestetizzato il dibattito ma, al contrario, avviato un confronto sereno dato che gli interessi non risiedevano mai in seno a pochi. Sono proprio questi presupposti che hanno reso concreta la mia ricandidatura. Ripartiamo da qui, insomma. Dal percorso partecipativo e dai quartieri, che sono l'anima della nostra città.

Tre aggettivi per descrivere il lavoro di questo esecutivo.

Onesto, competente e generoso.

 

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