polizia localeNon siamo abituati a gridare allo scandalo per ogni fatto di cronaca, eravamo restii a sfruttare i titoli di giornale come strumenti per attaccare l’amministrazione cittadina.
La misura è però colma, in tutti i quartieri della nostra città, da troppo tempo.

Abbiamo sopportato una campagna elettorale urlata e martellante, in cui il tema della sicurezza era distorto e sfruttato come strumento per tracciare una linea di confine: di qua gli sceriffi, di là i buonisti.

Al quarto e penultimo anno di governo della destra a Monza, il re è nudo: tutti i proclami e la narrazione di una città “ripulita” e “ordinata” sono clamorosamente falliti. Ora siamo qui a dire, noi, parliamo di sicurezza!

Possiamo spaziare dalla cronaca locale a quella nazionale, dalla carta stampata ai canali televisivi: diverse testate, diverse date, stessi temi e problemi: criminalità e degrado urbano come potete verificare dai link in calce a questo messaggio. Problemi lasciati andare per poi mettere a punto spettacolari operazioni in favore di telecamera, che spostano il problema senza risolverlo e senza mai una visione di aggressione delle cause.

Ancora più gravi gli episodi di omicidi, crimini legati allo spaccio, l’abbassamento dell’età di accesso a sostanze che danno dipendenza, per non parlare in prospettiva di tutti i problemi - che stanno emergendo - legati alla mancanza di socialità dovuta alle restrizioni per la lotta alla pandemia.

Chiediamo conto all’amministrazione del degrado e del fallimento delle loro "politiche" sulla sicurezza: non c'è nessun modello Lega–Fratelli d’Italia sulla gestione della sicurezza, solo propaganda e semplificazioni grottesche. È troppo comodo dividere sceriffi e buonisti e invocare come un disco rotto “più polizia” o “meno immigrati”.

Le questioni sono molto più complicate, e i problemi vanno affrontati con onestà e umiltà: l’onestà di dire che non ci saranno bacchette magiche, umiltà di chi è consapevole che l’amministrazione cittadina ha dei compiti e dei limiti. Fa invece rabbia sentire gli assessori preposti e il sindaco, che in campagna elettorale promettevano di tutto, trovare sempre qualcun altro a cui addossare le responsabilità. Come è possibile che prima fosse tutta colpa di Scanagatti e adesso Allevi abbia le mani legate?

Proviamo a mettere alcuni punti fermi:

 1. La sicurezza non è un tema di “destra”. Non possiamo accettare che pezzi di città siano campo libero per delinquenti. Il bisogno di sentirsi al sicuro, in casa e nella propria città, è tanto più importante quanto più fragile è il soggetto che manifesta paura o rinuncia ad uscire. Soprattutto chi non può permettersi sistemi di allarme o costose assicurazioni ha il diritto sacrosanto di essere tutelato e difeso dalla forza vicina e ponderata dello Stato. Tutti gli spazi pubblici e i servizi devono essere accessibili, illuminati, sorvegliati e puliti. La sicurezza è figlia della certezza del diritto e della effettiva accessibilità dei servizi pubblici.

2. Il controllo del territorio non si fa con "blitz", ma con presidio costante e dissuasivo. La spesa per mezzi corazzati o armi speciali andrebbe riconsiderata in fondi per l’incremento degli organici, o per addestramento e formazione della polizia locale, che sia impiegata sistematicamente a supporto delle altre forze dell'ordine, nelle aree segnalate dai cittadini. La sicurezza è figlia dell’organizzazione e della pazienza, non dell’ostentazione della forza.

3. Spostare un problema non significa risolverlo. Vale per il degrado urbano: guai a “chiudere” i bagni pubblici della stazione perché "malfrequentati". Devono essere invece tenuti puliti, accoglienti e sorvegliati. Vale per chi è senza fissa dimora: sul modello consolidato del Piano Freddo vanno previsti servizi di supporto materiale (possibilità di accedere a docce, cambio di biancheria…) e psicologico/assistenziale. Vale per il tema dell’immigrazione, che va gestita con umanità e pragmatismo, favorendo la distribuzione capillare di piccoli numeri gestibili. La sicurezza è figlia dell’integrazione, non dell’esclusione e della emarginazione.

4. Ci vuole il coraggio di dedicare più risorse alle realtà che svolgono funzioni educative e culturali. Esse terranno i ragazzi agganciati alla scuola, alla formazione, a musica, sport, alle forme preferite di espressione artistica, e lontani dal mondo delle dipendenze. Vogliamo una città ricca di spazi multifunzione pubblici, dove trovarsi, suonare, andare su skateboard o praticare la forma espressiva preferita. Una città pronta a mantenere legami con educatori professionisti e recuperare le situazioni di disagio, respingendo l’equazione per cui occuparsi dei giovani significa occuparsi, in termini meramente terapeutici, del disagio giovanile. La sicurezza è figlia dell’educazione, non della repressione.

Da parte nostra, dobbiamo mostrare di avere la forza e le capacità per ribattere alla propaganda più meschina con le nostre idee e la nostra paziente convinzione.
Mandate ai nostri Circoli le vostre osservazioni, commenti, critiche o suggerimenti riguardo a questo tema. Aiutateci a diffondere tra i vostri vicini, amici o conoscenti, questa nostra differente idea, molto concreta, di cosa significhi sicurezza nella nostra città

 

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