lavoroIncontro sulle pensioni con Pietro Albergoni segretario provinciale SPI CGIL, Gianmario Fragomeli deputato PD, Cesare Damiano ex ministro del lavoro.

Pietro Albergoni ha tenuto un intervento molto dettagliato e ricco di spunti in cui ha portato sia la visione del sindacato sia quella di un appassionato militante politico. Pietro ha ricordato che, negli ultimi 25 anni, ci sono state 5 riforme del sistema pensionistico, con l’obiettivo di armonizzare le trasformazioni economiche e occupazionali ma, soprattutto, di garantire un modello previdenziale in grado di adeguarsi all'evoluzione demografica del paese, compreso il fatto che gli ultra 65enni in trent'anni sono passati dal 14% al 22%.

Pietro ha rivendicato come l'iniziativa sindacale e la disponibilità dei nostri governi abbiano prodotto alcuni risultati di rilievo:

  • 8 salvaguardie per gli esodati
  • l’introduzione di un concetto di flessibilità pensionistica, basata sul fatto che i lavori non sono tutti uguali e che quindi i lavoratori hanno aspettative di vita diverse. Questo principio si è concretizzato nell' anticipo pensionistico (la cosiddetta APE), che può essere sociale per i lavori gravosi, disoccupati di lunga durata, disabilità e lavoro di cura, oppure a domanda individuale
  • Un più efficace riconoscimento del lavoro usurante;
  • Una prima risposta ai lavoratori precoci;
  • Un aumento della 14ª mensilità, a protezione delle pensioni più basse, privilegiando le pensioni di tipo contributivo collegate all'avere svolto un lavoro

Non mancano anche le criticità:

  • il lavoro discontinuo dei giovani
  • la bassa adozione della previdenza complementare: dopo 25 anni dalla sua introduzione, solo un quarto dei lavoratori vi ha aderito

Cosa aspettarsi dal nuovo governo?

  • Pietro ha criticato ogni eventualità di ricalcolo al ribasso delle pensioni in essere
  • ha giudicato accettabile quota 100 ( 64 anni di anzianità e 36 anni di contributi) se non intriduce meccanismi di calcolo penalizzanti, ma ha rivendicato la necessità di mantenere l’anticipo pensionistico (APE sociale e standard)
  • riguardo alle pensioni d'oro i pronunciamenti della Corte Costituzionale probabilmente aprono a interventi
  • a protezione delle pensioni in essere, Pietro si è detto d’accordo con una nuova perequazione automatica basata sui meccanismi di calcolo pre Fornero
  • infine ha accennato alla opportunità di un intervento di tipo assistenziale sulle pensioni più basse, sulla base di alcune disparità oggi in essere: la maggioranza delle pensioni è inferiore a 1.000 €, la differenza degli importi tra Nord e Sud dell' Italia, le pensioni delle donne, quelle dei pensionati più anziani

Le conclusioni di Pietro Albergoni:

  • il nostro sistema pensionistico contiene vari aspetti iniqui ma, nel complesso, ha tenuto
  • dobbiamo ricordarci il contributo dato dagli immigrati al nostro sistema pensionistico
  • la somma di processi demografici, calo della natalità e politiche sui fenomeni migratori potrebbe risultare un mix molto pericoloso per la futura tenuta del sistema !
  • il sindacato non intende fare concorrenza alla demagogia oggi imperante in politica; la storia ha dimostrato che questo tipo di demagogia produce inevitabilmente grandi disastri !

L’onorevole Gianmario Fragomeli ha esordito rivendicando che i nostri Governi sono già intervenuti sulla legge Fornero, per esempio con le 8 salvaguardie per gli esodati.

Fragomeli ha descritto una proposta di legge che sta preparando; questa proposta riguarderà tre aspetti:

  • l'introduzione su base volontaria di quota 100, con un elemento di solidarietà intergenerazionale (una parte della riduzione della pensione verrebbe destinata ad un fondo per le pensioni dei giovani)
  • la obbligatorietà di una contribuzione previdenziale qualunque sia la tipologia di lavoro svolto dopo i 18 anni di età
  • più problematico, il riconoscimento dei versamenti effettuati da un cittadino anche se questi non raggiunge un numero minimo di anni di versamento

Infine l'intervento dell’ex ministro del lavoro Cesare Damiano.

Damiano si è presentato: un socialista liberale, anti liberista, non più in Parlamento ma ancora studioso delle dinamiche sociali e delle problematiche pensionistiche.

Prima di toccare il tema delle pensioni, Damiano non si è sottratto ad un commento sulla situazione politica generale e sullo stato del partito. Damiano ha ammonito a non sottovalutare Matteo Salvini (“il populista più abile del panorama politico italiano”).

Ha ribadito di sentirsi “dentro il PD” ma con la necessità per il PD di una forte discontinuità, quasi di una sua rifondazione.

Non tutta la responsabilità di quanto è successo, anche dal punto di vista elettorale, deve essere attribuita a Matteo Renzi; determinanti piuttosto le politiche che da quarant'anni la sinistra europea ha portato avanti: Joseph Stiglitz, nel suo libro “Diseguaglianza e crescita economica” afferma che negli anni 50, 60 e 70 “tutti i gruppi sociali progredivano”. L'indice GINI, che indica il livello delle disuguaglianze sociali, è aumentato negli ultimi 25 anni del 29% negli Stati Uniti e del 12% in Italia.

Poi Damiano ha letto alcuni brani del libro di Zygmunt Bauman “Socialismo utopia attiva” del 1976, centrati sull’utilità delle utopie rispetto ad un pensiero meramente utilitaristico e materialistico.

Ancora Damiano ha ripreso un articolo in cui Tommaso Nannicini ha definito contraddittoria l’azione dei nostri governi, fornendo alcuni esempi:

  • un’efficace lotta all'evasione fiscale e nello stesso tempo l’aumento del tetto all'uso del denaro contante
  • il reddito di inclusione e l'abolizione della tassa sulla prima casa
  • la cancellazione delle causali per i lavori a termine e gli incentivi del lavoro a tempo indeterminato previsti dal Jobs Act

La presenza contemporanea di misure politiche di destra e di sinistra ha disorientato l'elettorato, producendo gli ultimi risultati elettorali. Secondo Damiano il PD dovrebbe tornare ad essere in maniera chiara il partito del lavoro, dello Stato sociale, degli ultimi.

Venendo alle pensioni, secondo Damiano Quota 100 non va bene ! Non perché lui sia contrario al meccanismo delle quote (che ha anzi rivendicato di avere introdotto) ma perché “Quota 100 per tutti “ sarebbe peggiorativa, per esempio, per le 15 categorie che rientrano nell' APE sociale, dove la quota è già oggi di 99 (63 anni di età e 36 anni di contributi); se poi l' APE viene applicata ad un disoccupato di lunga durata o ad un portatore di handicap la quota attuale è di 93 (63 +30) e se questo disoccupato o portatore di handicap è anche una donna che ha avuto due figli la quota oggi é di 91 (63 +28).

Damiano ritiene tuttora valida anche l’APE volontaria la cui quota di 83 (63+20) potrebbe risultare interessante soprattutto per le donne che hanno spesso una storia contributiva più tormentata.

In sintesi la quota dovrebbe partire da 63 anni di età e dovrebbe mantenere i meccanismo di Anticipo Pensionistico oggi in essere (almeno. l’APE sociale !).

Damiano ha chiesto che sia il PD a farsi promotore di questa visione, inserendo come ulteriori elementi: la riapertura del confronto tra Governo e parti sociali, la nona salvaguardia per gli esodati e l’Opzione donna.

Sui Vitalizi, sì al contributo di solidarietà e un deciso no al loro ricalcolo col metodo contributivo; questo costituirebbe un precedente pericoloso, oggi applicato ai politici ma domani chissà ! Va ricordato che il PD, col disegno di legge di Matteo Richetti, ha accettato, sbagliando, questo principio !

Sulle cosiddette “pensioni d’oro”, Damiano ha ricordato il paradosso che il contratto giallo-verde contiene: ad un taglio di 300 € al mese potrebbe corrispondere, per effetto della Flat Tax, una riduzione fiscale di 1.300 € al mese: alla faccia della riduzione delle disuguaglianze !

Un commento, infine, sulla BCE (Banca Centrale Europea) che, sulla base di una stima del 16% del bilancio dell’Unione, ha giudicato eccessiva la spesa pensionistica. Secondo Damiano tale stima non è corretta perché, per esempio per l’Italia, comprende la spesa “lorda” dell’imponibile fiscale e non la sola spesa al netto delle tasse.

Damiano ha ricordato che, sulla base delle riforme del sistema pensionistico, nel periodo dal 2004 al 2050 verrà effettuato un risparmio di spesa di ben 900 miliardi di euro. Il sistema quindi sta tenendo e potrebbe consentire qualche miglioramento.

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