Lampedusa

Nei tragici giorni delle morti di Lampedusa ci sono arrivati tre contributi con la richiesta di pubblicazione e che alleghiamo.

In questa introduzione mettiamo l’inizio degli articoli che alleghiamo (in copia o in link) e che vale davvero la pena di leggere affinchè sia fatta memoria e riflessione dentro di noi.



Voglio Diventare - l'Unità del 9-10

 

Scritto da Alessandro Bergonzoni

Voglio diventare un barcone, vedere capire e sentire il peso di chi porto, poi imparare a non capovolgermi mai. Voglio diventare un politico europeo o italiano, salire su quel barcone, fare lo stesso tragitto al contrario e non perchè mi obbliga qualcuno e mi manda alla deriva o a morire così imparo, ma per imparare da solo davvero a sapere cosa vuol dire, e cosa è quel tragitto: forse è quello che manca per inventare una nuova legge o decidere di fare qualcosa usando il veramente. Voglio diventare un bagnino e mettermi sulla riva coi binocoli, per scrutare se c’è qualcuno da salvare in mare, poi voglio girarmi e vedere se anche sulla terra c’è qualcuno da salvare da quelle onde alte delle politiche che annegano gli uomini e le loro decisioni prese da troppo lontano a certi vicini……..

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LAMPEDUSA,  almeno una tendopoli!

Scritto da Ennio Muraro – Circolo 2 Pd Monza

I telegiornali rimandavano immagini inquietanti su Lampedusa.  Quei fuggitivi dalle loro terre, scampati al naufragio, costretti a dormire sotto la pioggia perché non c’era più posto nel Centro di Accoglienza!

Da far stringere il cuore!

Mi son messo davanti al PC ed ho mandato un breve messaggio a Sergio Romano del Corriere della Sera, chiedendo ospitalità nella rubrica “Lettere al Corriere”.

Erano le 14,30 di martedì scorso.

Non avevo molta speranza che venisse pubblicato, invece il giorno dopo l’ho trovato scritto.  L’ultima delle lettere pubblicate, forse perché hanno fatto spazio togliendo l’ultima già programmata. Il testo era il seguente, al quale hanno aggiunto il titolo            “ Almeno una tendopoli ! “

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L'ingegner Rachid, Hafid e la filosofia

Scritto da Ilda Curti - Assessore Comune di Torino

Rachid si è laureato oggi in ingegneria civile.
I portici della citta, e tutti noi con loro, sono abituati a vedere lui e i suoi fratelli. Simpatici, buffi, un po’ paraculi. Intelligenti e scanzonati vendono accendini, braccialettini di cotone, sciarpe pashmina-finta che Abdul mi vende a dispetto dei Santi raccontandomi di improbabili artigiani marocchini che le producono a mano.
Rachid è il primo che si laurea. Ha lo sguardo gentile e gli occhi che ridono. Con lui, il più giovane dei tre fratelli, succede di prendere un caffè in un bar di Via Po parlando di cittadinanza, di economia, di società.
Oggi la laurea di Rachid è finita sul giornali e con l’orgoglio bugianen delle cose ben fatte eravamo tutti contenti. Qualcuno ha commentato che celebriamo solo loro, i tre fratelli che tutti conoscono, mentre altri non finiscono sui giornali e fanno magari più fatica ancora.
Vorrei spiegare perchè, invece, la laurea di Rachid è bello che finisca in homepage delle pagine nazionali.
Per farlo devo raccontare di Hafid.

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