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De Gasperi nel 1946 propose il 25 aprile, data della liberazione di Milano e Torino, come anniversario della Liberazione. Divenuta pochi anni dopo Festa Nazionale.

Lo spirito era quello di continuare a far ricordare alle generazioni future tutto il vissuto di quei lunghi e dolorosi anni e soprattutto che la Libertà è il bene supremo di una Nazione e va difesa con ogni mezzo.

E altro ancora. Che per la Liberazione dal Nazifascismo moltissime persone hanno combattuto e dato la vita e a loro dobbiamo essere riconoscenti per sempre.

Che molti soldati italiani hanno dovuto patire sofferenze indicibili in Russia, in Africa, in Grecia a causa di una dittatura che li ha costretti a combattere una guerra che non volevano.

Che il Fascismo e il Nazismo sono ideologie distruttive e non possono più avere diritto di cittadinanza.

Che a causa di queste ideologie uomini e donne sono stati deportati in campi di concentramento per essere annientati fisicamente e psicologicamente.

Che molti uomini e donne sono stati discriminati e uccisi solo perché di una religione diversa o perché omosessuali o perché la pensavano diversamente dal regime fascista.

Che questa festa deve essere un monito per tutti e che mai più sulla nostra terra si debba patire una simile limitazione della libertà e dei propri diritti.

Che è intollerabile non poter esprimere le proprie idee, che dobbiamo difendere il diritto di parola e pensiero di ognuno.

A 70 anni da quel 25 aprile ricordando tutto questo, aggiungo una mia personale memoria.

 

Sono della generazione che ha potuto ascoltare i racconti di chi ha vissuto le sofferenze della dittatura nazifascista e della guerra. La mia coscienza politica e il mio amore per la libertà è nato proprio dai racconti di mio padre su quei giorni di liberazione vissuti da un ragazzino 15enne a Verona che aveva visto amici più grandi partire per il fronte e non ritornare, vicini di casa deportati in campo di concentramento perché ebrei e mai più tornati, tedeschi trucidare partigiani nelle vie accanto a casa, bombardieri americani distruggere ponti, strade fabbriche e stazioni, racconti di notti passate al freddo nel rifugio antiaereo. Queste parole rimangono nella mia mente unite a quelle di genitori o nonni di amici, sulla loro ritirata di Russia, sulla vita disumana nei campi di concentramento o sui combattimenti come partigiani sugli Appennini emiliani. Mi ha sempre impressionato la loro incrollabile speranza che ce l'avrebbero fatta a tornare liberi.

Ringrazio mio padre e loro per questi racconti che mi hanno insegnato prima di tutto il rispetto e la difesa della libertà di espressione e di scelta di ognuno e la forte convinzione che nessuno può impormi di dire o fare ciò in cui non credo.

La festa della Liberazione è necessaria per ricordare e trasmettere tutto questo alle prossime generazioni. Insieme dobbiamo continuare a tenerne viva la memoria.

 

Alberto Pilotto

segretario PD Monza

 

 

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