quirinale Io mi aspetto, spero e pretendo che il Partito Democratico sappia dimostrare lo stesso coraggio e lo stesso pragmatismo che ci ha contraddistinto agli occhi della opinione pubblica in occasione della elezione dei Presidenti di Camera e Senato.

Non pretendo di interpretare le aspettative della maggioranza del mio partito né tantomeno quelle del paese, ma i messaggi che io ricevo (non so voi), in famiglia, al lavoro, nel partito parlano chiaro e sono univoci: non svendiamoci, questa è la nostra ultima occasione.

Per dirla in termini finanziari siamo in pieno “credit crunch” (crisi del credito) dove il credito per una volta non è rappresentato dalle risorse finanziarie ma dall’unico vero grande patrimonio immateriale che caratterizza la ragion d’essere di un partito: la credibilità.

Le elezioni “non vinte’’ di febbraio, piaccia o no, hanno dato un messaggio talmente chiaro e forte che faccio sinceramente fatica a capire come non abbia fracassato i timpani della classe dirigente del nostro partito.

Le premesse sono tutt’altro che rosee. Le notizie che ci arrivano ci rappresentano un partito  asserragliato in bunker senza porte e finestre dove l’unico mezzo di comunicazione è un telefono rosso, una sorta di hot-line, collegato con chi porta la responsabilità di aver fatto macerie morali e materiali di questo paese: Silvio Berlusconi.

Io questo proprio non lo capisco e non lo capirò mai.  Non posso accettare che si sacrifichi sull’altare della ‘governabilità’ (ma quale e con chi?) la più alta carica dello stato.

E che la notte porti consiglio... Io sono fiducioso.

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