
Da più di trent’anni, a Monza c’è uno spazio al femminile sicuro e non giudicante che offre ascolto, sostegno, informazioni e confronto. Si tratta di C.A.DO.M. (Centro Aiuto Donne Maltrattate).
La sua sede si trova in Via Mentana, 43. Al suo interno, le donne possono costruire un percorso concreto e basato sulle proprie esigenze per uscire dalle situazioni di violenza.
La struttura costituisce un vero e proprio punto di riferimento per la sensibilizzazione e la conoscenza del fenomeno della violenza di genere. È un luogo dove si sperimentano nuove modalità di vivere le relazioni interpersonali, elaborando interpretazioni e riflessioni con l’obiettivo di avviare un processo di cambiamento sociale.
Inoltre, l’organizzazione opera il numero 039 284 0006 e il cellulare 380 242 4671. Un servizio molto utile per potere offrire sempre aiuto alle donne che ne necessitano.
C.A.DO.M. è uno dei soci fondatori di Di.Re. (Donne in Rete contro la violenza), oggi composto da 82 associazioni che gestiscono 100 Centri Antiviolenza sul territorio italiano. Rappresenta un importante soggetto politico, capace di dialogare con le Istituzioni a difesa dei diritti delle donne.
Lo scorso novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Rete Di.Re. – con il contributo di numerose altre realtà e soggetti individuali – ha elaborato un manifesto femminista e transfemminista.
Tale documento configura la violenza maschile e di genere come un fenomeno strutturale intrinseco al sistema patriarcale, rigettando qualsiasi interpretazione che la riduca a un’emergenza isolata o a una questione privata. Il cuore pulsante della resistenza risiede nei Centri Antiviolenza, intesi non come meri erogatori di assistenza burocratica, ma come laboratori politici di libertà e autodeterminazione.
Viene evidenziato come le oppressioni si stratifichino, colpendo con maggiore intensità le persone migranti, razzializzate o con disabilità. Di conseguenza, è necessaria una risposta che sappia leggere la complessità delle identità coinvolte.
La trasformazione culturale deve necessariamente passare per la decostruzione della maschilità tossica e del privilegio maschile, spostando la responsabilità dal piano individuale a quello collettivo e denunciando fermamente la vittimizzazione secondaria operata dalle istituzioni. Parallelamente, si rivendica la centralità dell’educazione al consenso nelle scuole e la garanzia dell’indipendenza economica e abitativa come precondizioni materiali per la libertà.
Il manifesto, infine, lega indissolubilmente la difesa del corpo e del diritto all’aborto alla lotta contro il militarismo e le logiche di dominio globale. In quest’ottica, propone un ribaltamento radicale dei modelli economici e sociali in favore di una giustizia che metta al centro la cura, le relazioni umane e il riconoscimento dei Centri Antiviolenza come interlocutori politici essenziali per ogni reale cambiamento.
Per ulteriori informazioni su CA.DO.M. e le preziose attività che svolge, invitiamo a visitare il suo sito web ufficiale.

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