Di giovani se ne parla tanto ma se ne parla spesso, come un problema: dipendenze, devianze, microcriminalità, disoccupazione, assenti dalla vita pubblica e politica.
E allora ci si occupa (poco) solo in termini di “disagio giovanile”, di “riduzione dei danni” e di aumento “delle pene”, ma quasi mai in termini di prevenzione.
Sì per loro, noi adulti (anche di chi fa politica) abbiamo grandi aspettative, ma in realtà, siamo noi per primi assenti e raramente percepiamo i giovani come una risorsa più che un problema.
Infatti, dopo le stagioni degli anni 80, nelle quali, anche le istituzioni centrali e periferiche, avevano caratterizzato le loro scelte con primi investimenti economici ed operativi: progetti giovani, informagiovani, centri di aggregazione, educative di strada etc.; da anni ormai le “politiche giovanili” sono ricadute nell’oblio e nel dimenticatoio di Governi, Regioni, Comuni.
Basterebbe leggersi quanto nel nostro paese, (non) si investe in termini economici nei nostri bilanci statali, regionali e comunali.
Mentre la Comunità Europea mette da anni il 10% del proprio Bilancio, in Italia il nostro Governo, nel 2024 se ne ha messo il 3%, (800 milioni su 25 miliardi previsti), cioè, briciole riducendole anche rispetto al 2023 che prevedeva il 5%.
Durante la giornata di “Pd Porte Aperte” Tiziano Salvaterra, Presidente di OrizzonteGiovani di Trento, ci ha aiutato a conoscere e capire meglio, che cosa sono e cosa dovrebbero essere le politiche giovanili.
Nel link potrete approfondire meglio contenuti e concetti del tema trattato.
Salvaterra, ha cominciato cercando di chiarire quanto sia sbagliato e superficiale definire “i giovani” come se fossero una unica entità.
“Il mondo giovanile si differenzia per età e condizione: pre-adolescenti-adolescenti-giovani-giovani adulti, per i quali dovrebbero essere previsti interventi differenziati.”
Il filo conduttore che tiene insieme, le diverse tappe della “crescita” è quella delle transizioni, fasi della vita che chiamano giovani a fare delle scelte e agli adulti il compito di favorire la creazione delle migliori condizioni per scelte autonome e consapevoli.
“L’obiettivo è quello di favorire un equilibrio tra la conoscenza di sé e del proprio divenire - le potenzialità dei propri interessi e competenze - la gestione delle dimensioni affettive ed emozionali – la consapevolezza di essere giovani in quanto cittadini responsabili e attivi per sé stessi e per la comunità.
Nella maggior parte dei casi i giovani (nelle diverse età e condizioni) si trovano a vivere e agire in contesti “formali” separati: il sistema formativo e scolastico – le famiglie – associazioni e oratori oppure con modalità informali: le compagnie, la strada, i luoghi di “consumo” (bar, discoteche, concerti etc), la relazione individuale o di gruppo digitale”.
“Ma chi governa e coordina questi processi educativi?
Questo dovrebbe essere il compito delle politiche giovanili: coordinare e sviluppare l’educazione formale e informale sul territorio
Per aiutare il passaggio verso il mondo adulto di persone fra 15/16 e i 30/35 anni, in modo da: valorizzare al meglio i talenti (carismi) di tutti e di favorire al meglio l’inserimento attivo nella vita formativa, lavorativa e di partecipazione attiva nelle comunità.
Politiche giovanili che devono essere di competenza principalmente delle istituzioni. nei diversi livelli e in particolare a quelle più vicine al mondo giovanili: i Comuni.
Comuni chiamati a definire strategie, obiettivi prioritari, metodi, strumenti e azioni, verifiche.
Il Comune dovrebbe essere il cuore operativo di questo processo, perché è chiamato a “governare” le politiche giovanili – a pensare, programmare coordinare e, se necessario, gestire iniziative insieme ad associazioni, cooperative, gruppi formali e informali giovanili – favorire la partecipazione dei giovani stessi, processi nei quali istituzioni, associazioni, adulti sono chiamati “non a star sopra” ai giovani ma nel saper stare “di fianco” come riferimenti, che non ledono le loro modalità e i vissuti autonomi.
“Per far cosa? animando – informando - orientando - accompagnando nel dialogo e sinergia fra le diverse generazioni - con metodo e continuità- impegno e professionalità”.
Per questo sarebbe necessario che le istituzioni (il comune in primis) si occupi di mettere in rete e in sinergie le diverse agenzie formali e informali che si occupano di formazione ed educazione anche fuori dai contrasti scolastici e famigliari.
Il Lavoro del workshop ha ben evidenziato, che anche a Monza, sono in atto da anni progetti, azioni e interventi a favore dei giovani in particolare nei quartieri ed ha un Assessore che ne esercita la delega alle politiche giovanili.
Dal contributo di Salvaterra, credo non debbano cadere stimoli, domande e provocazioni utili anche alla nostra Amministrazione.
Quante risorse nel nostro Bilancio Comunale investiamo in politiche giovanili?
Quali sono le risorse operative (competenze professionali) e gli spazi (luoghi), introdotti per favorire progetti e azioni?
Qual è il livello di coordinamento e sinergia tra Assessorato alle politiche e giovanili e i diversi altri Assessorati essendo molti degli interventi interassessorili?
È solo nel cercare di dare alcune risposte a queste domande, che potremo capire se anche per la nostra amministrazione, per il nostro partito, per la nostra Comunità locale, i giovani continueranno ad essere l’oggetto “frustrato” delle nostre lamentele e aspettative, oppure si possa scegliere di far diventare le politiche per e con i giovani, non un di più residuale, ma una delle scelte prioritarie anche per la nostra Amministrazione.
