immagine documento Crisi economica. Arriva in treno, Dario Franceschini, al suo primo appuntamento da Segretario del Partito Democratico a Bologna.

E racconta l'Italia vera,

 

reale, che sta incontrando in questa campagna elettorale: "Un popolo diverso da quello che viene rappresentato tutti i giorni in tv. Non quella di un'Italia piena di lustrini e sorrisi."
Il segretario parla del nostro paese che si trova ad affrontare la crisi, di come questa sia stata affrontata in modo anomalo dal nostro Governo.
"Negli altri paesi all'opinione pubblica è stata spiegata, presentata, fatto capire cosa succedeva. E si è chiesto che ognuno facesse la propria parte per affrontare la crisi. Con responsabilità."
In Italia, invece, "è stato tutto rovesciato. Prima il ministro dell'Economia ci ha detto di averla prevista. Ma se l'avevano prevista perché hanno fatto tutto nel senso opposto? Perché non adottare subito dei provvedimenti per i redditi più bassi, per chi avrebbe perso il lavoro? Se l'avevano prevista, perché buttare a mare 2,5 miliardi e mezzo di euro con l'operazione Alitalia - Airfrance? Soldi messi tutti a carico dello Stato, e quindi, dei contribuenti. Semplicemente perché si voleva difendere l'idea della grande compagnia italiana. Mentre oggi saremmo stati determinanti dentro una delle più grandi compagnie mondiali. Perché aumentare la tassazione sulle banche, se lo aveva previsto, per poi pochi mesi dopo dover intervenire per salvare le banche stesse con risorse dello stato?".
Mesi tragicomici poi, dopo la crisi prevista, la "seconda fase. Per settimane la crisi è stata negata. Andava tutto bene. Mentre gli altri stati i capi di governo parlavano chiaramente ai loro paesi, la crisi c'è, le famiglie, le piccole aziende, la vedono. Ma l'importante è che resti in casa, che non diventi un fenomeno sociale. Allora è stata negata, minimizzata. In televisione".

La crisi che non c'è. "Ed ecco la terza fase. Dalla crisi che non c'è, alla crisi superata, lasciata dietro le spalle. Sono bastati i primi segnali di ripresa per dire immediatamente che la crisi è alle nostre spalle. Vorrei che lo andassero a dire a uno che ha in casa un famigliare che ha perso il posto di lavoro. O ad uno che non ce la fa a fare la spesa. Non si può immaginare che lo stato non intervenga per aiutare i più deboli".

Franceschini invita recuperare, a far tornare nel dibattito politico i temi legati ai più deboli. Una categoria sempre più presente nella nostra società. Sono i giovani che già nella loro carriera lavorativa hanno vissuto una situazione d'inferiorità, con contratti che non permettono di progettare il proprio futuro. Una precarietà che ha portato a rinviare tutte le scelte di vita. Sono loro che, nel momento in cui un'azienda chiude, e si perde il posto di lavoro, pagano il prezzo più alto.
"Alcuni lavoratori, per fortuna, hanno la cassa integrazione, che garantisce una forma di aiuto. In momenti di difficoltà. Chi ha contratti a progetto, co.co.pro, determinati o altri, finiscono a 0 euro. Significa finire di colpo nella disperazione. Perché c'è l'affitto, ci sono i figli da mandare a scuola, c'è la spesa. La politica deve occuparsi di queste persone. Non gli si può dire di arrangiarsi. Per questo abbiamo proposto l'assegno mensile di disoccupazione, per chi non ha la cassa integrazione".
"Non è una proposta rivoluzionaria. Perché c'è in altri paesi europei, governati dai conservatori."

Come uscirà il nostro paese da questa crisi? Secondo Dario Franceschini ci sono due possibilità: "può uscire un'Italia divisa, disgregata. Tutti contro tutti per salvarsi. Il Sud contro il Nord. Che è la loro filosofia. Ognuno tenta di salvarsi da solo, e non si salva nessuno, Oppure dalla crisi può uscire un'Italia migliore. In cui si riscoprono i concetti di unità, di uguaglianza, di solidarietà. In cui la gente, spontaneamente, si aiuta, si sostiene. Ognuno fa la propria parte. Questo può succedere se la politica, chi ha delle responsabilità, aiuta."
"Dobbiamo dar voce all'Italia che lavora, all'Italia che fatica. Che è piena di generosità interiore. Che non è stata cancellata da quella rappresentazione così competitiva, violenta. Che pensa solo al successo e ai soldi, che ci restituisce ogni giorno la televisione."
Tutto questo è difficile da percepire per chi, come il nostro premier, viaggia a bordo di un aereo privato, e a cui viene creato intorno un mondo ovattato.
"Ieri ha preso qualche fischio a Napoli, poi immediatamente un suo collaboratore gli ha portato un sondaggio che gli dava il 75 per cento delle preferenze, e, si è calmato subito. Se non ha un sondaggio di popolarità al giorno che gli da un punto in più non si addormenta bene. Io dormo bene - ha concluso Franceschini- se ho contribuito, anche dall'opposizione a risolvere un problema anche ad un solo italiano".


L'occasione è l'avvio della campagna elettorale per le Europee dei due candidati dell'Emilia Romagna: Salvatore Caronna, segretario regionale del Pd , e Vittorio Prodi, che corre per il secondo mandato all'europarlamento.
Vittorio Prodi, condivide la scelta del Partito Democratico di candidare solo persone che, una volta elette, svolgano effettivamente il mandato affidatogli dagli elettori.
"Più della metà degli eletti nel 2004, non sono giunti a fine mandato. Lasciando l'Europarlamento prima della fine della legislatura".
"Solo con un'assidua presenza si possono ottenere dei risultati. Che ci permettano di lavorare e parlare con una sola voce. Quando l'Unione Europea parla con una sola voce incide sui processi di pace e sulle crisi economiche. Per questo dobbiamo rafforzare le istituzioni europee. Il Partito Democratico vuole raccogliere la sfida del rinnovamento. E il Partito Democratico in Europa sarà sinonimo di cambiamento".
Per Vittorio Prodi queste elezioni decideranno chi guiderà l'Europa in questo periodo di veloci e profondi cambiamenti. "Per il nostro paese, e per il mondo intero. Per i giovani, per l'occupazione e per ognuno di noi, la dimensione europea è quella che ci permetterà di promuovere la pace, uno sviluppo sostenibile. Più diritti, più occupazione, più pace. Più Europa."
Salvatore Caronna sottolinea l'importanza di questo appuntamento elettorale. "Ci separano 5 settimane dal voto. È un periodo breve, passa in fretta. Quello che non passerà sono gli esiti di questo voto. Il 6 e 7 giugno è in gioco la qualità della democrazia di questo paese, e poi chi pagherà il prezzo. Di una crisi economica pesante, come non mai."

"Per noi l'Europa non è un passeggio. È il nostro futuro. È l'orizzonte entro il quale vogliamo costruire una nuova prospettiva di sviluppo e di crescita. La differenza con la destra è questa. Noi non abbiamo paura. Noi non giochiamo sulla paura. Se lo avessimo fatto, in passato, non saremmo entrati nella moneta unica. E non oso immaginare come saremmo oggi, di fronte ad una crisi finanziaria come quella che stiamo affrontando."
Per Caronna il Partito Democratico sarà lo strumento, il mezzo, per coloro che non vogliono rassegnarsi; che vogliono combattere contro quella pratica politica che negli ultimi anni ha pervaso e corrotto il tessuto civile del nostro paese.
"Con il voto si deciderà se c'è e come dare voce ad un'altra Italia. A quell'Italia che non intende rassegnarsi ad un progressivo ed inesorabile declino e degrado civile e morale. Di una società ricca di talenti e di gente competente. Pronta ad accettare la sfida dell'innovazione, della qualità, della coesione sociale. Del rispetto delle regole, del riconoscimento del merito. Di quest'Italia l'Emilia Romagna è un pezzo fondamentale. C'è una tradizione radicata. Che ha saputo in questi decenni stare al passo con le realtà più avanzate dell'Europa, con le realtà più sviluppate del mondo. E che oggi non vuole e non deve essere risucchiata in una condizione di mediocrità e di malgoverno".

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