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matteo raimondiCon l’insediamento di Camera e Senato di oggi ha ufficialmente avvio la XVIII legislatura.
Mentre a Monza, mercoledì sera, abbiamo tenuto la seconda parte dell’assemblea provinciale del PD Monza Brianza per capire come calibrarci dopo il risultato elettorale. 
Ho impiegato un po’ di tempo prima di scrivere questo articolo e condividere una mia riflessione sulla situazione politica attuale, sono passati giorni dal 4 marzo, giorni durante i quali ci siamo confrontati a tutti i livelli del partito. 

È innegabile come il risultato delle urne sia deludente: solo il 18% dei votanti ha voluto esprimere fiducia nei nostri confronti. Credo che gli errori siano molteplici e diffusi: ho la presunzione di affermare che i governi Renzi prima e Gentiloni poi abbiano lavorato bene, siano riusciti a ridare una credibilità al Paese che mancava, siano riusciti ad avviare una stagione delle riforme di cui sentivamo il bisogno. Molto è stato fatto e molto ancora c’è (e c’era) da fare. Se, da un lato, ho la presunzione di affermare tutto ciò, dall’altro ho l’onestà intellettuale per dire che non siamo stati in grado di trasmetterlo agli elettori. Abbiamo sbagliato a raccontare il nostro operato e la nostra visione. Abbiamo sbagliato a raccontare come successo la crescita del PIL o il Jobs Act: non sono matto, sono due successi importanti, ma abbiamo avuto l’arroganza di parlarne con chi ancora fatica ad arrivare a fine mese e della crescita del PIL manco se n’è accorto, oppure a chi si è trovato un posto di lavoro ma di bassa qualità e quindi abbiamo sbagliato a formulare l’equazione per cui posti di lavoro uguale a dignità del lavoro.
Abbiamo perso, diciamolo, senza sotterfugi. Abbiamo perso perché non siamo riusciti a dare speranza al Paese. 
Abbiamo perso ma dobbiamo ripartire. Da qui. Dal 18%.
Dobbiamo ripartire dai nuovi iscritti, dai giovani che stanno dando il loro contributo, dai candidati che si sono messi in gioco e non sono stati eletti e da chi ci rappresenta in Parlamento (Roberto Rampi), da noi che abbiamo dato l’anima in questa campagna elettorale. 
Dobbiamo ripartire con un po’ di umiltà in più e un po’ di arroganza in meno: dobbiamo smetterla di chiuderci in teatri e sale di partito per contarci e parlaci fra di noi e riprendere ad andare nelle piazze per ascoltare veramente gli elettori (non lo dico tanto ai militanti che hanno animato tutti i mercati della Brianza nonostante il gelo, quanto ai dirigenti e ai leader).
Abbiamo perso ma non possiamo scoraggiarci, abbiamo il dovere di ragionare nuovamente per una visione migliore dell’Italia. Con serietà, animo sincero e col sorriso che non guasta mai. Voglio quindi concludere con questa foto, scattata qualche giorno prima di una sconfitta (un’altra!): ritrae due dei politici che non siamo riusciti ad eleggere Cherubina Bertola e Roberto Scanagatti. Ho avuto il privilegio di lavorare insieme a Cherubina e a Roberto durante questa campagna elettorale e, credetemi, abbiamo perso un’occasione per mandare due politici seri e preparati in Senato e in Regjone, due gran brave persone dalle quali ho potuto imparare molto. 
In questa foto sorridiamo perché la politica è bella se fatta per il benessere comune.
Un sorriso in attesa di tempi migliori, ci troverete qui “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

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