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dalema speranzaCaro compagno Massimo, Pierluigi, Roberto e cari rappresentati della minoranza Dem, mi rivolgo a voi con quel senso di smarrimento e di rabbia che è tipico di chi, svegliatosi improvvisamente da un lungo incubo notturno, non riesca a capacitarsi che la realtà possa essere ancora più brutta.

Pochi mesi fa scrissi una lettera accorata che poi fu pubblicata da Unità on line e ripresa parecchie volte da altri compagni e compagne nei vari social. Verso la fine la lettera declinava cosi: “Sono qui come semplice iscritta a chiedere al mio Partito , al mio Segretario ed al mio Presidente di inserire una nuova parola nello statuto del Pd: armonia . Perché se questo concetto entrerà nel nostro Statuto porterà equilibrio, bellezza  e verità nella mia casa, nella nostra casa e si potrà ricominciare a sperare e a lavorare insieme per l’Italia.”

Mancava ancora qualche mese alla data del referendum e sinceramente speravo (ed ho sperato fino alle ultime settimane) che la situazione all’interno del Partito si calmasse e si tornasse a quel livello di discussione democratica tipico di un partito maggioritario ed adulto.

Così non è stato. Sono stati mesi molto pesanti, intensi e emozionanti per noi ‘peones ‘ della politica, quelli che la fanno per un ideale, senza rimborsi, vitalizi, diritti acquisiti, popolarità televisiva. I peones, quelli che si alzavano la mattina presto per andare nei mercati,  davanti alla posta, davanti ai supermercati ed alle stazioni per difendere e diffondere una riforma voluta e votata da tutti noi e da tutti voi (e ripeto tutti). Siamo stati interi sabati e domeniche (in giorni liberi dal lavoro) a stare ore ed ore ai gazebo per incontrare la gente, discutere con le persone, cercando di convincerle a seguire e capire i contenuti di questa riforma, che perfetta non sarà stata, ma era almeno un punto di partenza importante per ricominciare a sperare in un Paese più moderno ed allineato con le altre società politiche .

Non slogan, non battute, non tweet ma contenuti. La dove i nostri avversari arrancavano veramente, i contenuti. Sono state giornate lunghe ma anche appassionanti, passate a studiare, a farsi raccontare da costituzionalisti e politici del Pd questa riforma nei minimi particolari per essere pronti a rispondere alle bufale che si sono sparse velocemente per la rete e per le strade..

Noi del Comitato di Monza per il Sì abbiamo cominciato a scendere in strada presto, già da metà giugno, col caldo, la stanchezza di un anno sulle spalle, la consapevolezza della dura e lunga battaglia che ci aspettava. Piano piano il nostro gruppo si è sempre più infoltito e, se le prime volte eravamo pochi a gazebo ed alle riunioni serali di coordinamento, in seguito siamo diventati un gruppo sempre più folto ed eterogeneo.

Non eravamo solo vecchi come ha detto D’Alema, ma giovani, donne, pensionati ,manager, sindacalisti, casalinghe, insegnanti. Non eravamo UFO. Non siamo i vostri avversari… Eravamo il vostro popolo, la base del Pd, i vostri elettori, quelli che vi hanno delegato democraticamente a rappresentarci in Parlamento e nel Governo.

Quelli che ad ogni vostra dichiarazione alla stampa piena di veleno a scuotevano la testa pensando : “Vedrai a breve ci ripenseranno e torneranno a lottare con noi”. Quelli che assistendo a trasmissioni televisive dove il No più grande era urlato da chi aveva in tasca la tessera del nostro stesso partito. Del nostro stesso passato politico.

Non siamo UFO, né fascisti né fautori de derive autoritarie. Non siamo distruttori di democrazia e di Costituzioni ma gente che ha creduto in quel che il proprio Partito aveva pensato, progettato, condotto, approvato. Siamo la base del Pd, quella che ha votato compatta per una percentuale altissima quel si sulla scheda elettorale.

Ma siamo quelli del Partito Democratico, quelli che sanno che la discussione interna è importante, quelli che sono tornati magari dopo tempo a fare politica attiva anche per voi, a riportare la gente alle urne, a scontrarsi coi compagni dell’ ANPI, magari con quella tessera in tasca che bruciava un po’…

Sinceramente ho cercato di perdonarvi ogni cosa, ogni cattiveria, ogni stillicidio, ogni malumore. Poi è arrivato quel brindisi. Quei sorrisi. Quegli abbracci.

E penso solo una cosa. Da giorni.

Chiedeteci scusa.

Chiedete scusa alle nostre famiglie, ai nostri figli, alle nostre amicizie, agli esami universitari non dati, al lavoro un po’ trascurato, agli affetti dimenticati…

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