thumb_il_pd_che_vogliamo_04Questo documento è stato significativamente recensito su l’Espresso con il titolo “Che paura il nuovo che avanza” (Francesco Nicodemo, panicodemocratico, 30 maggio 2013)

 

I responsabili delle sconfitte e del declino del PD non solo non sono usciti allo scoperto assumendosene le responsabilità, ma hanno colto l’occasione dei risultati positivi (anche se parziali) delle amministrative per presentarsi come gli artefici del successo. 

Quale logica è dietro questo comportamento? Senza tornare sulle vicende che hanno portato alla formazione del governo, Nicodemo cerca questa logica elencando le diatribe sulla definizione delle commissioni parlamentari e delle postazioni di sottogoverno (e noi aggiungeremmo anche la spartizione in corso delle cariche nelle aziende pubbliche).

La logica della nomina di Epifani alla segreteria (al di là della capacità organizzativa che nessuno gli nega) pare più orientata ad un’opera di normalizzazione che non alla promozione di un congresso che nel minor tempo possibile porti alla luce e alla guida del partito le idee, le volontà, gli slanci generosi di una base indomabile.

In questa logica normalizzatrice, si colloca anche l’intervista di Bersani che, oltre a non trattenere una battuta sulla falsariga della infausta teoria dello smacchiatore, niente dice per auspicare che il congresso avvenga nei tempi urgenti e nei modi coinvolgenti che invece sarebbero auspicati e necessari. In questa logica di affossamento di tutte le spinte innovatrici del PD e del paese (rinnovamenti che sono inscindibili con gli attuali rapporti di forze), rientra anchela bocciatura della mozione Giachetti che pure chiedeva un ritorno al Mattarellum auspicato da tutti gli elettori del PD stesso.

Molti, in questi mesi, hanno vissuto nell’illusione che la sconfitta alle politiche mettesse in un angolo i responsabili del disastro nel PD. Molti di noi si erano illusi che di fronte ai segnali popolari di sconforto e di richiesta di cambiamento quel curioso articolato di potere che va sotto il nome di patto di sindacato si disintegrasse e ogni sottoscrittore del patto si facesse gentilmente da parte.”

In troppo poco tempo (e quindi sospetto) riprendono il sopravvento le vecchie logiche per cui “Chiunque sia portatore sano di dissenso, viene trattato come un problema e non come un’opportunità per il PD”. Questo ostracismo  vale nei confronti di attori anche molto diversi  che pure riscuotono grande successo come  Renzi, o Barca e  Civati, oppure come Serracchiani e Marino.

L’impressione è che si operi per un consolidamento inattaccabile di un governo che dovrebbe essere di sola emergenza e si lavori a preparare un congresso che abbia il solo scopo di ratificare giochi già fatti e tutt’altro che innovativi.

Di questa situazione occorre una grande consapevolezza e l’unico rimedio al degrado è la costruzione della “buona compagnia del PD”, mettendo insieme “le migliori energie del PD, che ci sono in tutte le aree/correnti e in ogni circolo del paese, e che non aspettano altro che qualcuno, qualcosa, un progetto politico possa federarli e rompere gli schemi, i personalismi, le storie umane che fin qui hanno prevalso”.

O si riesce a cambiaretutti noi insieme” oppure “vinceranno loro” (la componente moderata e normalizzatrice del PD fautrice delle larghe intese) “ancora una volta”.

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