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zombi_fotoCredevo che  la DC e il PCI fossero morti all'inizio degli anni novanta, dopo il crollo del muro di Berlino e, in Italia, della Prima Repubblica.

E invece, ancora ritornano. Zombi che non danno pace alla sinistra (smettiamola  di usare il termine ambiguo di centro-sinistra, dice Barca, e sono assolutamente d'accordo!), che seminano odio, che la divorano dal di dentro.

Negli anni novanta qualcuno e qualcosa avevano indicato   la via per una sinistra del nuovo millennio.

Quel qualcuno era Prodi, e il qualcosa era il movimento dell'Ulivo. E il popolo della sinistra capì al volo, tributandogli il massimo consenso.

Era la linea che si stava sviluppando in tutto l'occidente, con riflessioni di ampio respiro culturale. Era la "terza via" proposta dal grande sociologo Antony Giddens, laburista, che mandava in soffitta definitivamente i fantasmi ideologici del '900:  in Italia, il partito cattolico e quello marxista. Era il progetto di una nuova sinistra, frutto di un dialogo costruttivo tra liberalismo americano e socialdemocrazie europee. E gli errori e le deviazioni di qualcuno dei suoi protagonisti non giustificano l'abbandono di idee che anche da noi venivano offerte alla sinistra nostrana da personaggi  come Norberto Bobbio o Sylos  Labini.

Se in Italia il popolo capì,  chi  non capì (non volle capire) furono gli avanzi dei vecchi  partiti.

Gli ex cattolici si comportarono come Esaù: rifiutarono un dono straordinario che gli veniva offerto su un piatto d'argento da uno dei loro (un cattolico, ma “adulto”) per difendere misere scodelle di potere. Invece  gli ex comunisti intuirono il valore di un simbolo di cui non capivano il contenuto, e se ne appropriarono all'insegna di una idea di egemonia non culturale, alla Gramsci, ma di potere. Ma si trovarono in mano una scatola svuotata del contenuto, alla Warhol.

È così che per due volte gli zombi hanno fatto fallire, direttamente o per vie traverse, i governi della nuova sinistra, impedendo al Paese di cambiare e crescere in giustizia e libertà. Credendo di dare alla fine, pochi giorni fa, il colpo di grazia a Prodi.

Tutto questo è servito al terzo zombi, che possiamo chiamare "Il Losco",  prima per riorganizzare le forze oscure tramortite da Mani Pulite, e di nuovo, dopo venti anni, dopo aver portato il Paese alla rovina morale, economica e culturale, di ripresentare tutto il peggio  del vaso di pandora nazionale.

In tutta questa vicenda,non è emersa alcuna elaborazione culturale da parte degli sbandati  dei vecchi partiti confluiti in ordine sparso nel PD,  nessuna visione di grande respiro (ci ha provato Veltroni con il discorso del Lingotto del 2008, rapidamente archiviato per le alterne vicende politiche).

In questo scenario desolante suscita qualche tiepida speranza la “memoria politica” sui rapporti tra partiti e istituzioni  di Fabrizio Barca, che però già viene archiviato da chi non lo ha letto e non lo leggerà mai, sulla base a pregiudizi ideologici costruiti sul sentito dire.

Non sarà facile liberare il partito democratico dagli zombi. Adesso si sa anche quanti sono, più o meno: circa cento,  e sono in circolo come una intossicazione. Ma pur sempre in minoranza.

Ci sono le risorse per ricacciarli  definitivamente all'inferno.

Penso a Renzi, a Barca, a Puppato, a Seracchiani, al nostro  Civati, ai giovani entrati in Parlamento con le primarie, eccetera, gente di idee diverse ma nuova e motivata a far crescere il vero Partito Democratico.

Ma penso soprattutto ai Circoli, che debbono avviare un lavoro di  riflessione e dialogo al loro interno,  depurandosi dal veleno delle contrapposizioni pregiudiziali  spesso instillate  dall'alto, cercando quella convergenza e quel peso politico possibili e necessari per la costruzione della sinistra riformista italiana.

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