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costituzioneLa riforma costituzionale in discussione in queste ore alla Camera dei deputati, non è un semplice aggiustamento del sistema istituzionale italiano, bensì una vera e propria mutazione genetica della costituzione repubblicana del nostro paese. Giusto o sbagliato che sia il cambiamento che i 5 Stelle tentano di apportare, la base da cui bisogna partire è questa: il referendum propositivo è uno, che è, appunto, una democrazia parlamentare rappresentativa.

L’articolo 71 della Costituzione, che affida “l’iniziativa delle leggi al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale”, e prevede che “Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli”, verrebbe modificato così: “Quando una proposta di legge è presentata da almeno 500mila elettori e le Camere non la approvano entro 18 mesi dalla sua presentazione è indetto un referendum per deliberarne l’approvazione”.

Nel testo M5S-Lega, si specifica che il referendum sarà valido se il 25 per cento di coloro che hanno diritto al voto, si sarà espresso con un ‘sì’, e il quorum del 25 per cento sarà introdotto anche per i referendum abrogativi, andando così a modificare l’articolo 75 della Carta.
Se poi il Parlamento dovesse approvare una proposta parzialmente differente da quella originaria presentata dai cittadini, allora si assisterà a una sorta di spareggio legislativo: o il comitato referendario ritirerà la sua proposta oppure si indirà un referendum nel quale i cittadini dovranno indicare quale proposta preferire.

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