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Ripensiamoci IMGIl tema scelto da Novaluna per il ciclo di eventi di autunno/inverno, dal titolo Ripensiamoci, e cioè come ricercare o individuare la verità nell’epoca della comunicazione globale, sembra piuttosto attuale. Ne hanno scritto recentemente Baricco e altri (inserto di Repubblica del 30.4.2017, dal titolo “La verità sulla post-verità”) e, più recentemente Michele Ainis, sempre su Repubblica (14.10.2017) in un articolo intitolato “Ecco l’era della solitudine di massa”.

Ainis sintetizza la situazione in cui viviamo dicendo che “oggi, la questione dirimente non è di garantire la circolazione delle idee, bensì la loro formazione, la loro genuina concezione. Perché non siamo più liberi di pensare i nostri stessi pensieri, ecco il problema. Pensiamo di pensare, ma in realtà ripetiamo come pappagalli i pensieri altrui. O al limite anche i nostri, però amplificati e deformati, senza verifiche, senza alcun confronto con le opinioni avverse”.

Concetto peraltro ribadito da Annalisa Bemporad, presidente di Novaluna, nella presentazione del ciclo: ”Arriva di tutto a tutti. Il non avere il tempo di soffermarsi a riflettere ci fa assorbire opinioni veicolate da altri”. E allora è proprio il caso di “Ripensiamoci”.

La prima serata del ciclo (giovedì 26 al Binario 7) ha visto come protagonisti Carlo Sini, filosofo, e Gherardo Colombo, (ex) magistrato e con recenti esperienze nei media (televisione e casa editrice) per un dibattito sulla Verità.

Il tema, cioè la possibilità del pensiero umano di conoscere il reale, ha appassionato i grandi pensatori attraverso i secoli, come ci ha ricordato Sini, dai filosofi greci a Sant’Agostino, Cartesio, Kant fino ai contemporanei e così sarà in futuro, in una ricerca senza fine.     

Non sono mancate, nella serata, suggestioni letterarie (il Pirandello di Uno, nessuno, centomila) e cinematografiche (il Rashomon di Kurosawa, 1950). A partire dall’intervento iniziale di Gherardo Colombo, che ha esordito parlando della difficoltà della ricerca della verità anche in episodi banali della vita quotidiana e quindi introducendo il dilemma verità assoluta-relativa, o oggettiva-soggettiva. Dal punto di vista del magistrato, più che di ricerca della verità si deve parlare di ricostruzione dei fatti, per cui è necessaria la raccolta delle prove e delle dichiarazioni dei protagonisti e dei testimoni dei fatti. Ora, tralasciando le limitazioni all’attività di indagine per le regole del garantismo che in un certo senso limitano l’accertamento della verità, le prove debbono essere interpretate, e protagonisti e testimoni dei fatti hanno ciascuno un “vissuto” (cultura, ideologia, esperienze) diverso e dunque una “visione” dello stesso fatto diversa (come in Rashomon, appunto). E allora che fede o fiducia in questa verità?

In un certo senso qualcosa di simile si verifica nei rapporti tra persone: uno ha una certa percezione di sé, che può essere diversa dalle percezione che gli altri hanno di lui (e qui siamo a Pirandello). Dov’è la verità?

Carlo Sini ha ripreso il concetto di Verità dalle origini. Per i greci, pionieri della filosofia occidentale, caratterizzata dalla “ragione” e dalla “logica”, la verità è “cosa manifesta, non nascosta”.  Ma, esemplificando, verità è anche testimonianza di chi dice il falso credendo di dire la verità, perché verità è dire (su un fatto) le cose come stanno, ma il fatto non parla da sé, e dunque infine il fatto non esiste ma esistono la sua registrazione, la sua cronaca, la sua interpretazione.

Dunque qualcosa è accaduto, ma che cosa? Cita a questo proposito la vicenda di Cavaradossi nella Tosca. Cavaradossi doveva essere fucilato per finta: così era stato fatto credere a Tosca, perché lei si concedesse a Scarpìa. Se la messinscena si fosse realizzata Cavaradossi avrebbe dovuto simulare di essere stato colpito e di cadere ucciso, salvo in seguito rialzarsi e fuggire con l’amante. In tal caso coloro che avessero assistito alla scena avrebbe visto un fatto, un’esecuzione avvenuta in piena regola (la loro verità!) . Ma sarebbe stata una finzione.

Un aspetto importante è la relazione tra Verità e Fede. Nella religione la Verità è un valore assoluto, e credere comporta l’accettazione della Rivelazione (verità rivelata) senza discussioni. Ma nella Bibbia e nel Vangelo si raccontano anche cose inverosimili (ad esempio la resurrezione di Lazzaro). Inverosimili agli occhi di oggi, però. La nostra visione è molto diversa da quella di un contemporaneo di Gesù. Quindi la verità è anche funzione del tempo in cui si rivela, come ha confermato papa Ratzinger (prima di diventarlo) che per giustificare le “varianti” alla Rivelazione avvenute nel corso dei secoli ha dichiarato che il messaggio divino si trasmette ahimè con il linguaggio delle scimmie (gli uomini), che è per sua natura “sporco”, cioè imperfetto.  

In seguito Gherardo Colombo introduce il rapporto verità-giudizio, e propone il tema della relazione tra verità  e persona (“io chi sono?”). Verità a conferma della nostra identità?

Lo spunto serve a Carlo Sini per ribadire che la nostra logica, basate sul giudizio, viene da Aristotele. Alcune domande vere (“io chi sono?” o “cosa succederà dopo la morte?”) non sono riproducibili nel linguaggio cinese, ad esempio. Il Logos, come l’hanno chiamato i greci, ha determinato il corso del sapere occidentale. È stata la nostra forza, la nostra potenza, ma anche la nostra superstizione perché sia la scienza che il senso comune pensano che ci sia un mondo fuori di noi che possiamo conoscere. Noi possiamo conoscerlo solo facendone parte. noi siamo parte della realtà pur distinguendoci da essa. Siamo parte della verità ma non siamo la verità. Ciascuno è la verità di quello che lascia, di quello che è lui; ognuno si porta la sua verità.

Al termine dell’esposizione sessione di domande e risposte, come al solito. Qui ne spuntano tante, stimolanti e anche polemiche: “Ha senso la ricerca della verità” – “perché una volta “accertata” non ci si comporta di conseguenza?” – “la verità con i suoi limiti assomiglia alla menzogna!”

Risposte in sintesi dei due relatori: la verità esiste, ma è qualcosa “in progress”, quasi inafferrabile, in continuo movimento. Ma la verità può essere associata a violenza, oppressione (Tribunale dell’Inquisizione).

Noi (genere umano) siamo la verità del pianeta e ognuno di noi è la verità (nella sua figura). Gli animali vivono nel passato mentre l’uomo porta in sé la verità. Ma la verità che siamo noi, che è dentro di noi, significa anche compito per noi.

Chiude una serata veramente interessante e partecipata Gherardo Colombo, sollecitato da una domanda sulla sua esperienza come consigliere di amministrazione RAI. L’offerta dei palinsesti dell’ente pubblico è molto varia, dall’informazione all’intrattenimento alla didattica. Colombo però rileva che il 93% degli ascolti premia i primi tre canali, che offrono un mix di informazione e intrattenimento. I canali “didattici” sono pressoché ignorati. E allora ricorda che democrazia è pedagogia, in termini di corretta informazione ed educazione.  Verità significa anche tensione verso l’alto, cioè costante miglioramento di noi stessi.  

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